Gli interruttori al contrario

Nicole Pecoitz, Bangladesh

In Bangladesh gli interruttori dei ventilatori a soffitto vanno al contrario. Mi ricordo che nella notte della giungla ci si metteva una vita a capire come farli funzionare. Idem per i gesti della testa per dire sì e no, e il contare con le dita. Tutto al contrario. Per non parlare del tempo; va così lento che a volte sembra andare all’indietro. Adeguarsi all’Altro e all’Altrove è irritante, all’inizio. Ma la missione ti costringe a farlo e a stravolgere tutto quello che ti aspettavi. Anche te stesso e il senso della tua presenza lì.

«Ma perché vai in missione? Cosa pensi di fare?». Sarò sincera: prima di partire non lo sapevo. Credo che la risposta sia arrivata un giorno di agosto nel villaggio di Kalysha. Inchinata davanti a noi, per dar vita al rito millenario della lavanda dei piedi, una madre di famiglia che non si aspettava il nostro arrivo in casa sua ci asciuga con il suo sari. Sono davvero degna di tanta reverenza? Non lo so, non lo saprò mai. Agli occhi di quelle persone a quanto pare sì. Ma pensateci! Queste famiglie, che abitano in villaggi sperduti tra le risaie e la giungla, vedono per la prima volta nella loro vita delle ragazze bianche venute dall’altra parte del mondo - “il mondo ricco” - per visitarle. Sono felici e orgogliose di aprire le porte delle loro casette d'argilla, decorate con pitture coloratissime. Ecco allora il senso del mio andare lì: essere quella persona da accogliere, a cui lavare i piedi, a cui offrire tè col sale per riprendersi dalla camminata nel caldo umido, a cui poter donare qualcosa per far vedere che «il Bangladesh non è un Paese povero». La mia missione era far sentire utile e amato qualcuno. Non dovevo costruire case, non dovevo insegnare inglese, non dovevo fare niente. Tutto era il contrario di quello che mi aspettavo: mi aspettavo di fare e invece mi veniva chiesto di esserci. Questo è stato l’interruttore più difficile da capire e da accettare.

Nella mia vita in Italia, sia prima sia dopo la missione, ho incontrato molti interruttori che non giravano come volevo io: situazioni inattese, scelte complicate, paure. In Bangladesh ho scoperto che non si tratta di farli girare a tutti i costi come vuoi tu (in ogni caso non funzionerebbero). Che non puoi fare niente se non abbracciare questo Altro inaspettato che ti irrita, questo non-fare, questa dimensione del tempo così assurda. E così ho scoperto che quello che all’inizio è spiazzante alla fine si rivela affascinante, perché ti stimola a trovare nuove vie; diventa occasione per conoscerti e per capire come reagisci di fronte all’inatteso. «Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele». Si tratta allora di togliersi via l’orgoglio, di scrollarsi dai sandali quella polvere che ci impedisce di camminare liberi e leggeri.
Vi auguro che in questa missione tutto vada al contrario di come vi aspettavate, ma soprattutto che nella vostra vita incontriate molti interruttori strani. Perché, come mi disse una suora salutandomi prima di salire sull’aereo di ritorno, «la vera missione è lì dove tornate».

 

Tags: Bangladesh, Giovani e Missione, Testimonianze, Testimonianza, Asia

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  • 10/09/2019
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