Partenza, partenza, partenza

29 giugno 2016, partenza.

Io, Elisa, Giovanni e Monica, senza sapere molto l’uno degli altri, siamo partiti insieme per la Cina. C’era agitazione e un po’di paura, ma per lo più c’era un gran desiderio di partire. Ognuno di noi aspettava da un anno questo momento, e essere lì in coda per il check-in era come arrivare di corsa, con la testa piena di nomi e situazioni di casa, ma con la voglia di decollare e volare verso questa Cina ancora così lontana e immaginata.

La nostra prima tappa è stata Hong Kong. Siamo stati ospiti dei padri lì residenti e, con padre Franco Bellati come guida, abbiamo visitato questa città-formicaio dai palazzi così alti da sembrare barriere contro l’incontro con l’Altro, che tanto aspettavo e desideravo. Tra i bagni nell’oceano a due passi da casa e i vari tour che sembravano più un giro turistico che una missione, sono sorte le prime domande e i primi confronti tra noi. Sì, perché nessuno di noi aveva realizzato che il vivere l’esperienza in quattro voleva dire avere quattro paia di occhi che vedevano, alle volte, quattro lati diversi della stessa situazione. Da parte mia sorgeva sempre più forte la domanda: ma perché sono qui? Non è questo il posto in cui mi hanno mandato e, soprattutto, non è qua che c’è bisogno di me

Cinque giorni in attesa del visto per passare in Cina sono sembrati simpatici, ma tutto sommato… poveri, rispetto alle aspettative di cui li avevano caricati quasi 24 ore di viaggio. Tuttavia cinque giorni passano in fretta, quindi in troppo poco tempo era già il…

5 luglio 2016, partenza.

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Dopo qualche momento di silenzioso disagio alla dogana cinese e qualche ora di treno, siamo arrivati alla periferia di Canton, nella farm dove vivono padre Franco, quattro educatori e tredici ragazzi disabili mentali gravi. Sul mio diario di quel giorno leggo: «CINA FINALMENTE! Sento il disagio di essere qui. Il disagio bello della novità e dell’ignoto». E questo disagio, questo prurito che mi spingeva fuori dalla mia sicurezza, mi ha portato sempre più vicino all’incontro e al confronto. Soprattutto con chi viveva più vicino a me.

Ci sono stati il desiderio, la gioia e la fatica di vivere ogni giorno un rapporto vero (che è incontro e scontro) con i miei tre compagni di viaggio: è stato sempre più evidente che ognuno di noi, con il suo bagaglio e il suo sguardo, vedeva e viveva a suo modo le forti emozioni che lo stare nella calura umida di quei giorni portava. C’è stato l’imparare a conoscere padre Franco, uomo di umiltà gigante, che essendo umano troppo umano risultava a volte inafferrabile nei suoi modi, un po’caotici, ma genuini; e c’è stato l’imparare a volergli bene. Ci sono stati tanti incontri con i ragazzi ospiti della farm; con gli altri due volontari italiani (Pier e Kevin); con padre Peo, che dopo una prima visita ad Hong Kong ci ha guidato nel nostro giro di boa; e con padre Fernando, l’altro padre presente in Cina.

E in questo turbinio di incontri, relazioni e una buona dose di casino, sia nel cuore che al di fuori, quasi di colpo è arrivato il…

26 luglio 2016, partenza.

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Si torna nella non tanto amata Hong Kong, che però nel frattempo è diventata qualcos’altro. O meglio: il mese precedente ha cambiato qualcosa nello sguardo. Sì, perché nell’ultima sera prima di partire, durante l’ultimo confronto con padre Peo, la domanda è uscita spontanea: «Come fai a trovare il tuo posto in questa foresta di palazzi, in questo formicaio di persone che sono così lontane da te e tra loro?». E la risposta è stata semplice: «Io mi fido che Qualcuno mi ha mandato qui, e so che non cambierò la storia di questo paese. Ma se mi fermo a guardare da lontano questi muri di palazzi, certo che tutto diventa insormontabile. È solo quando mi tolgo i sandali, entro in uno di questi palazzi e busso a una porta che avviene l’incontro».

Domande e un cuore carico. Ma intorno tutto corre e inesorabilmente e arriva il…

28 luglio 2016, partenza.

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La meta ora è casa. E il cuore è rimasto sulla soglia della dogana dell’aeroporto con l’ultimo saluto a padre Franco. E seduto sull’aereo, scrivo sul mio diario: «Tante domande… Qual è la mia Hong Kong e quali sono le barriere di grattacieli che mi spaventano, che mi lasciano fuori a guardare impedendomi di incontrare l’umanità che ci abita?»

Tante domande. Oggi, partenza.

Tags: Cina, giovani, Giovani e Missione, Testimonianze, Testimonianza, Asia

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