La mia Cina, tra meraviglia e spaesamento

Giacomo Rocca, Pechino, Cina 2013

Missione come: compito da svolgere fuori dalla sede convenzionale per delega di un’autorità; l’insieme delle persone stesse incaricate; trasferta di un dipendente di un ente; l’invio di religiosi in terre non cristiane per evangelizzare; il servizio svolto con totale dedizione, a favore del prossimo.

Provo a mettere Dio in ogni frase appena scritta e rileggo quindi una seconda volta... Percepisco così un altro suono. Anche il termine viaggio screzia in una pluralità di significati che nell’arco della storia umana indica diverse “partenze”. Prendo quindi il suo significato nel più puro dei sensi, ovvero spostarsi da un luogo all’altro compiendo un certo percorso.

Viaggio in missione sembra quasi una luna di miele con Dio. Questo l’ho capito dopo che sono partito per la Cina.

Ho cominciato Giovani e Missione con il desiderio di continuare un percorso di ricerca intrapreso un anno prima con il Cammino di Santiago. Così tramite un’amica ho scoperto l’esistenza di un’occasione per mettermi nuovamente in discussione. Volevo solo partire per mille diverse ragioni che si focalizzavano verso un unico obiettivo: la ricerca. In sintesi questo era l’entusiasmo che mi ha accompagnato nel primo incontro, poi però, ho trovato dei compagni di cammino con ideali, valori e domande simili ai miei e mi sono dimenticato perché ero lì. Volevo solo esserci, ogni mese, per condividere la mia vita con loro, fino a quando è giunta a sorpresa la notizia della partenza per la Cina. Non avevo preso in considerazione quel posto come possibile missione per me e nemmeno “quel compagno” l’avevo identificato tra l’ideale partner con cui intrecciare le emozioni della partenza.

A parte il disorientamento iniziale ho subito cercato di ritrovare un po’ di ottimismo riflettendo sulla frase che ha segnato quello che è stato il mio percorso, ovvero, imparare a desiderare i desideri di Dio. Ero certo quindi, di dover partire per una missione che non mi galvanizzava, con un socio che non avevo scelto, ma c’era di buono che sapevo ciò che desideravo: incontrare Dio.

Con la presunzione nello zaino e qualche indumento, sono partito quindici giorni prima di Emanuele, il mio compagno di viaggio, per Hong Kong. Là ho riscoperto la bellezza della preghiera grazie a padre Filippo Comissari e padre Mario Marazzi. Leggevo le letture e il Vangelo durante la Messa del mattino a cui partecipavamo solo noi tre e qualche ospite ogni tanto, superando l’imbarazzo emotivo e aprendo il cuore a quel momento così intimo. Nella solitudine e spaesamento dei primi giorni, ho avuto la possibilità di conoscere vari padri, tra cui: Luigi Bonalumi, Cagnin Fernando, Luigi Cantoni, Manohar Jyothi, Sergio Ticozzi, Jomon Varghese, Augustine Zaw Aung e altri che partecipavano agli incontri biblici del lunedì. Così elencati sembrano solo nomi, ma dietro ad ognuno di essi si nasconde un carisma particolare ma soprattutto una storia, che ora fa parte anche della mia. Tra questi, padre Czeslaw Jerzi Wojciechowski è stato sia per me che per Emanuele una guida nel senso più ampio del termine e un buon amico. Grazie a lui ho imparato ad andare oltre e conoscere popoli e culture di Hong Kong e della Cina senza paura. Ci ha accompagnato a Pechino da padre Franco Bellati e ci ha affiancato per parte del nostro cammino. Ogni mattina prima di andare a “lavoro” al Hui Ling, celebravamo in segreto la Messa, questo perché ai preti non riconosciuti dal Partito Comunista Cinese non è consentito presidiare a una pubblica assemblea dove i partecipanti sono cinesi. Possono nell’eventualità celebrare la funzione nelle ambasciate straniere. Noi vivevamo questo momento come il più intenso e desiderato della giornata.

Il Hui Ling è un ente cinese no profit. Nascosto in un hutong, “vicolo”, tra i parchi imperiali di Bei Hai e Jingshan, offre servizi innovativi, recupero, assistenza, formazione e integrazione a persone diversamente abili e alle loro famiglie. La loro missione quindi è quella di emancipare le persone con disabilità, educare la cittadinanza all’inclusione e promuovere il lavoro sociale in Cina. In Italia, avevo già fatto esperienza con gruppi di disabili, ma mai così intensamente. Nel nostro Hui Ling, gli ospiti presentavano patologie varie, sia per genere che per gravità. Il primo giorno sembra fosse presente una barriera invisibile tra me e loro che non mi permetteva di interagire, mi paralizzava; i giorni successivi, invece, quel muro era già crollato e la confidenza mi aveva portato a essere partecipe in tutto della loro vita, ad accompagnarli al bagno per esempio o al mangiare i loro avanzi per pura ingordigia del buon cibo cinese! Il confine della cultura e tradizione era stato varcato, tuttavia non da invasore e nemmeno da camaleonte, ma come un bambino che riceve un regalo e ne fa tesoro.

La lingua non è mai stato un vero problema, gesti, musica e sorrisi restano strumenti di comunicazione internazionali. La grande bellezza sta nel vedere lo stupore della gente quando vede uno straniero che tiene per mano un disabile, simbolo per molti ancora di vergogna e disonore. E se poi salta fuori che questi due occidentali sono volontari, la meraviglia aumenta per il dono della gratuità.

Padre Franco è stato un grande punto di riferimento per me e ammirevole è la sua grande fede in Dio. È una persona che ama Premana, la sua terra, e sente forti le sue origini. Accettare una destinazione a vita così lontana dalle montagne che tanto adora, è una lectio divina su quanto si possa amare Dio e la sua opera più bella: l’essere umano. Mi ha sempre detto che se non fosse per Yantao, Li Linren, YouYou, “Luigi”, “Caciotta”, “Satellite”, Lili e gli altri disabili del centro, vivere in Cina con la complessità di praticare il sacerdozio sarebbe stato ancora più difficile.Il ricordo più bello resterà comunque il grido di tre moschettieri, Franco, io ed Emanuele, che in sella ai velocipedi urlano a tutta carica: Pechino meraviglia!

Tags: Cina

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