Il Giappone è terra di missione?

Giuliana Sina, Tokyo, Giappone 2013

«Giappone, missione difficile». Così l’ha definita padre Pino Cazzaniga, missionario in Giappone da circa tutta la vita. E ha ragione.

Il Giappone non necessita di denaro, di interventi pubblici, di persone venute dall’estero per dare una mano. Il Giappone è grande, forte, sicuro. Certo, i problemi ci sono, come in ogni parte del mondo, e pure la povertà, quella non è una piaga facile da debellare per nessuno. Ma ciò che la missione in Giappone si preoccupa di dare è un nuovo modo di vivere la spiritualità e le relazioni. Una nuova visione della vita e della cristianità, dimensione pressoché sconosciuta nel paese del Sol Levante, di cui possono beneficiare i corpi, i cuori e le menti.

Essere inviata lì mi ha fatto comprendere come la missione abbia mille volti, mille sorrisi e mille lacrime differenti. Perché la missione è diversa in ogni posto. Non solo le persone, i luoghi, i problemi lo sono, ma anche i bisogni, i cuori, i modi di vivere e ragionare. E forse la missione dove più si afferra questo segreto profondo, l’arcano mistero della diversità, è proprio in Giappone.

Durante questa esperienza ho capito ancora di più quanto sia importante toccare le corde più profonde dell’animo umano, quanto sia fondamentale vivere le relazioni senza paura, senza temere l’altro e senza rimpianti.

Prezioso è il sorriso di un bambino che vive in quelle case di latta chiamate kasetsu jyuutaku, stabili prefabbricati per gli sfollati dello tsunami.

Dolce è il tocco delle mani di una nonnina che nulla ha più da regalarmi perché nulla possiede più. Ha abbandonato la sua casa perché inagibile dopo la fuga radioattiva di Fukushima, eppure insiste perché io prenda un pacchetto di caramelle, segno di sentito ringraziamento dopo un pomeriggio di festa e giochi insieme.

Contagiosa è l’allegria degli ex-lebbrosi dell’ospizio di Gotenba. Non possono più muoversi dalla loro sedia a rotelle, eppure ballano, eccome se ballano!

Puro è l’entusiasmo dei ragazzini dei campi estivi che vivono la vita stressante della società giapponese con coraggio e determinazione.

Impressionante è l’impegno dei padri missionari in Giappone, che si fanno non in quattro, ma in quaranta, per portare il messaggio di Dio con un po’ di conforto a chi ha bisogno di parlare e un po’ di luce a chi sta nel buio.

«Cari amici, non arrendetevi. La missione è come la vita: anche nel momento più spaventoso c’è una mano tesa nel buio pronta ad afferrarti. E non importa quanto di brutto hai passato, la luce di Cristo arriverà fino a te. Il Giappone si sta avviando verso una nuova era di fiducia, camminiamo assieme a lui». Ganbatte Kudasai.

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