A braccia aperte

Alice Ambrosi, Bubaque, Guinea Bissau 2014

C’è una croce appesa nella cappella di Ambuduk, un piccolo villaggio nascosto nella foresta dell’isola di Orango. Su quella croce c’è un Uomo con le braccia spalancate che abbraccia una comunità in festa. Canti, danze, risate di bambini animano quel luogo all’arrivo del missionario, che ogni mese attraversa un fiume a piedi, con l’acqua che arriva ai fianchi, per celebrare la Messa e raccontare di quell’Uomo per il quale ha scommesso la vita. E in quell’incontro si respira attesa, gioia, accoglienza, il Desiderio di un Bene grande.

Poco più in là, ad Ankaboka, c’è un’altra croce appesa in una cappella, e su quella croce un Uomo con le braccia spalancate abbraccia una comunità assente. La chiesa è sporca e fatiscente, con crepe sui muri e pipistrelli che vi hanno fatto il nido. A fare compagnia alla croce ci sono alcuni ragni che tessono la loro tela incuranti del luogo in cui si trovano. Il missionario, una volta al mese, attraversa il fiume e arriva anche qui per celebrare la messa e raccontare di quell’Uomo, mentre le persone arrivano in ritardo, chiacchierano, entrano ed escono in continuazione, e dove riuscire a pregare diventa davvero difficile.

Ma a quell’Uomo sulla croce non importa di essere ad Ambuduk o ad Ankaboka. Lui c’è sempre, che la comunità gli faccia festa oppure no, che la chiesa sia pulita oppure no, che le persone capiscano il senso della sua croce oppure no. Lui c’è e si dona gratuitamente, senza condizioni, insegnando un Amore che sconvolge ogni regola, che non si cura di ricompense e di riconoscimenti, un Amore che ti cerca e ti raggiunge in ogni angolo della terra, anche il più nascosto.

Ecco, la mia missione ha trovato senso proprio in quella Croce e si è trasformata a sua volta in tante piccole croci: la croce ricevuta a Giovani e Missione e regalata a Iano, fratello di missione, un ragazzo di 18 anni che vuole diventare padre del Pime, che sogna i poveri dell’India e che si è innamorato di quel Gesù raccontatogli da un missionario. La croce appesa al mio polso che ha conquistato Lazzaro, un bambino vestito del sorriso più bello del mondo. La croce che vive quotidianamente Cabeza, costretto su una sedia a rotelle con braccia e gambe inutilizzabili, una croce che per poco ho potuto condividere. La croce della mia compagna di viaggio Doriana, delle sue insicurezze e delle sue paure da accogliere e fare mie. La croce per la quale padre Davide Sciocco si sveglia ogni giorno e sotto la quale abbiamo pregato tante volte insieme. La mia croce.

Ogni missione è fatta di tantissime piccole e grandi cose e spetta solo a te scoprirle, ma una cosa è certa: quella Croce non ti lascia. Ti è stata affidata per il tuo viaggio, la troverai ovunque andrai, ed è tutto ciò su cui puoi contare. Non staccare gli occhi da quella Croce: affidale tutto l’entusiasmo della partenza, tutti i desideri e le aspettative che hai. Affidale tutte le fatiche, i momenti in cui vorresti scappare o ti chiedi il senso dell’essere lì. Affidale tutte le gioie, tutte le volte in cui il cuore sembrerà scoppiare di felicità. Affidale tutti gli incontri, tutte le avventure, tutti i gesti delle tue giornate. Perché in quella Croce c’è il senso del tuo andare, del tuo stare, del tuo tornare. In quell’Amore c’è il senso del nostro vivere.

Tags: Guinea Bissau

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  • 03/27/2017
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