Cenni di “preistoria”

 

 

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Tornare con la memoria al 1990 lascia dentro un po’ di disagio dovuto alla mia età anagrafica, ma certamente sollecita gratitudine e profonda gioia.

In quel lontano anno, con alcuni amici, nutrivo da tempo il desiderio di un’esperienza missionaria. Come spesso accade, la vita ti anticipa e ti sorprende: un prete con cui avevo condiviso, tempo prima, l’esperienza del cammino di Santiago ci propose di partire per la Guinea Bissau dove si trovava un suo amico missionario. L’occasione preziosa era dunque arrivata.

Il missionario in questione apparteneva al Pime. Che strano: il nome di questo Istituto già abitava la quotidianità della mia famiglia, ne conosceva le missioni, le attività e soprattutto un giovane seminarista compagno di scuola di mio fratello, anni prima, quando ancora in testa non c’era certo la scelta vocazionale ma solo la compagnia e la goliardia scolastica.

Un gruppo che avrebbe viaggiato con me, un desiderio custodito da tempo, il Pime come orizzonte e un missionario amico del prete amico: mi sembravano ingredienti sufficienti per iniziare questa nuova avventura. Pochi elementi, magari troppo semplici e poco articolati. Ma per tante cose importanti della vita funziona così: ti fidi, ti consegni, intuisci che la direzione sia quella, esci, ci provi e rimani con lo stupore all’erta.

Apparve quasi subito però una piccola difficoltà. Partire va bene, l’entusiasmo era ben esercitato, ma dove sarei approdata realmente? Non tanto geograficamente, ma interiormente? Quali atteggiamenti mi avrebbero aiutato, quali abitudini mi avrebbero invece ostacolato? E poi ospite di chi? Quale era la visione del Pime? Cosa mi avrebbe offerto riguardo al mondo, a Dio, a me stessa? Come capire e accogliere quel mondo missionario tanto desiderato, sognato, ma fortemente sconosciuto e contaminato da luoghi comuni, da idealità astratte, da passioni giovanili?

Insomma, io e l’intero gruppo in partenza cominciavamo a nutrire il bisogno ed il desiderio di una formazione capace di prepararci cuore e mente ad accogliere adeguatamente un dono della missione.

Chiedemmo un aiuto al Pime. Allora non c’era ancora la proposta di Giovani e Missione. Forse proprio questa nostra richiesta e più tardi la rilettura dell’esperienza fatta con padre Davide Sciocco allora animatore al Centro di Milano, accese la scintilla che fece partire una proposta del genere. Chissà...

Ci venne suggerito di contattare un missionario impegnato a Monza nella formazione dei Seminaristi, padre Leopoldo Pastori. Lo incontrammo e fu ben felice di “dare forma” a quel branco di giovani dalle emozioni disordinate e dal desiderio di ribaltare il proprio e l’altrui mondo. Successivamente riconobbi e imparai ad apprezzarne il valore di questi semplici incontri, un tesoro unico e prezioso a cui attingere non solo in missione.

Arrivo il giorno della partenza. Partimmo e i ricordi sono nitidi e grati. Tante cose fatte, progetti visitati, incontri inaspettati, ma soprattutto quei momenti unici, intimi e grandiosi scanditi dalle narrazioni dei missionari e delle missionarie ospiti. Donne e uomini diventati adulti e umani grazie alla missione. Giovani e anziani le cui vite erano ritmate dal ritmo e dal tempo di un’alterità costante accolta e poi amata.

Trovai in quel mese africano tante intuizioni raccolte nel mio diario personale, scovai anche l’idea per la mia tesi di Laurea in Pedagogia, guadagnai l’aiuto preziosissimo per questo lavoro di padre Pussetto e di padre Camilleri, ma soprattutto quei giorni furono per me il “luogo” per la consapevolezza della mia fede.

Cosa teneva in piedi una vita come quella degli uomini e delle donne incontrate? Essenzialmente la loro fiducia nel Maestro Gesù. Un grande amore per Lui e una grande fiducia nell’esistenza di una Buona Notizia. Per tutti e per ciascuno. Bellissimo!

Questo mi colpì e mi coinvolse molto: chi era questo Gesù per me? Quale il senso del mio personale essere discepola? Avevo ascoltato i racconti di altri, ma era tempo di tracciare il mio.

Semplici domande cominciarono a lavorare dentro me e non mi abbandonarono neanche al rientro in Italia.

Trovarono qualche tempo dopo una risposta e un ulteriore desiderio nella decisione di far parte della Comunità Missionarie Laiche Pime.

Quanti fili che si intrecciano. Quante storie. Funziona così. Ed è stupore .

Tags: Guinea Bissau, gm , Giovani e Missione, Discernimento, Missionarie Laiche, CML

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  • 03/27/2017
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