La missione si fa spettacolo

Matteo Speroni, corista de La Mangrovia

«Tutti noi abbiamo dei sogni, da quelli più semplici a quelli più difficili da realizzare».

Inizio qui, inizio nello stesso modo con cui avevo cominciato la mia testimonianza di ritorno dal Camerun, dalla realizzazione del mio sogno, quello di vedere, conoscere, capire l’Africa, ma non quella turistica, bensì quella vera, quella della gente umile, quella della povertà, delle malattie, della fame, quella che si definisce terra di missione. Sono passati diversi anni, esattamente nove, da quell’esperienza che mi ha cambiato la vita e che mi ha aperto occhi e cuore, un’esperienza che consiglio a tutti per quello che mi ha inaspettatamente donato. Sono tornato cresciuto, forse maturato, di sicuro cambiato, perché dopo un viaggio di questo tipo non puoi di certo rimanere con le mani in mano, non puoi lasciare che tutto cada, che tutto vada dimenticato. Devi continuare a coltivare i semi che sono stati gettati dentro di te, da cui nasceranno e sono nate opere di bene, frutti maturi da poter condividere con chi ti sta accanto, con le persone che incontri lungo il tuo cammino.

Ma come fare? Come continuare una volta tornati in Italia? Come utilizzare il tempo a disposizione? In Camerun ho imparato che il tempo, così come la vita, è un dono e non va sprecato, ma sfruttato. Ogni attimo, ogni secondo va vissuto nella gioia, con una mano tesa sempre verso il prossimo. Così il mio cammino è continuato, anno dopo anno, sapendo che il mio desiderio di missione era ed è tutt’ora grande. Parlavo con i giovani, con i ragazzi della mia età, volevo raccontare la mia missione, volevo far nascere in loro lo stesso mio desiderio di partire. Per questo motivo, dopo avere concluso Giovani e Missione, sono diventato animatore dello stesso percorso e per quattro anni ho conosciuto e accompagnato ragazzi e ragazze durante il cammino di Giovani e Missione. Quattro anni intensi e pieni di emozioni che sono poi continuati e cresciuti all’interno della Mangrovia.

Il mio cammino è infatti proseguito qui, in questa nuova comunità, nata dall’idea di alcuni giovani che hanno frequentato per anni i cammini del Pime e che desideravano continuare a vivere lo spirito missionario, impegnandosi in un nuovo progetto, quello del teatro. E come poter dire di no? La mia voglia di mettermi in gioco, con un occhio alla missione, mi ha portato a prendere parte a questa comunità, che fa del teatro il suo pezzo forte, ma non unico. Oltre cinquanta giovani, di tutte le età, hanno unito le loro forze per salire sul palco e mettere in scena uno spettacolo con l’obiettivo finale di raccogliere fondi per finanziare progetti di missione. Già due musical, “Vento” e “Fame”, sono stati messi in scena e molti ne verranno ancora. Ciò che mi entusiasma della Mangrovia sono proprio le persone che ne prendono parte, ognuno con la sua storia, i propri desideri, le proprie difficoltà, i propri dubbi, la propria vita, ognuno come un pezzo di un puzzle, diverso nella sua unicità. Tutti questi pezzi formano un disegno più grande che giorno dopo giorno si accresce di nuove immagini. Ogni componente è importante, indispensabile: tutti insieme formiamo qualcosa di bello e con la gioia nel cuore continuiamo a fare missione anche qui, sostenendo progetti grazie ai nostri musical e ad altre attività: Chorus Contest, aperitivi e tanto altro ancora.

Concludo così, come avevo terminato la mia testimonianza del 2006: «C’è tanta gente che ha bisogno e che vive nella speranza e noi, se lo desideriamo, possiamo dar loro una mano, affinché questa speranza diventi concreta».

Tutto è incominciato con Giovani e Missione, passando attraverso il Camerun, per arrivare oggi alla Mangrovia “che ha tanti rami, quanti i colori delle nostre mani, dono di ha già ricevuto, per chi non ha avuto niente ancor”

La Missione ti cambia lo sguardo, ti fa comprendere, ti fa amare... E il mio cammino segue questa scia.

Tags: Milano, Mangrovia

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