Un incontro che cambia la vita

 

Lorenza Raffaella Radini, Missionaria dell’Immacolata

Venticinque anni fa iniziavo la scuola elementare. D’improvviso un nuovo mondo si aggiungeva a quello già noto della famiglia, con colori, voci, contesti inesplorati da cominciare ad abitare e con la consapevolezza che da quel momento la scuola sarebbe diventata parte di me per tutta la vita.

In contemporanea, 25 anni fa, i primi aspiranti missionari iniziavano il cammino di Giovani e Missione entrando in contatto con voci e colori nuovi, contesti inesplorati che anche in questo caso chiedevano di essere abitati, di non diventare una bella vacanza, non uno sfizio culturale, ma parte di loro, di ciascuno… Luoghi e dimensione che domandavano loro di cambiar vita.

Per me la vita è proprio cambiata grazie a questo percorso. Tra i banchi della prima elementare non potevo neanche immaginarmelo! Da laureanda in Economia, scout e giocatrice di pallacanestro mi sono ritrovata dopo qualche anno dall’esperienza in missione laureata, scout, ex-giocatrice di pallacanestro e… giovane suora delle Missionarie dell’Immacolata, le suore del Pime.

Per dare un’idea di come tutto questo sia potuto accadere, la parola con cui mi sento di cominciare è incontro; un termine quasi abusato con il quale si arriva a definire confronti sportivi, spazi di catechesi, scelte affettive… Per me, invece, incontro ha significato lasciare spazio alla novità, a qualcosa di inaspettato, all’altro inteso come nuove culture da conoscere e apprezzare, amicizie inaspettatamente preziose e durature, ma anche quel sussurro di una brezza leggera che proprio in India mi ha suggerito al cuore: «E se questa vita missionaria che vedi fosse anche la tua?».

Questa domanda ha sollevato dentro di me tante altre parole: chiamata, per sempre, annuncio, servizio. Termini che risuonavano nel profondo e davano forma a una precisa risposta: «Ho trovato, voglio essere missionaria!». Parole che hanno significato un lasciare. Lasciare amici, famiglia, un lavoro nel fundraising che mi dava tante soddisfazioni, ma soprattutto, trovare. Trovare nuove storie, nuovi fratelli e sorelle a cui affezionarsi, nuovi luoghi che sono i tuoi, ma soprattutto una nuova relazione con Dio che diventa a poco a poco l’essenziale del quotidiano.

E poi? E poi vivere nell’attesa di partire per la missione, il luogo che più di altri sarà il mio riposo, la mia casa, la mia terra promessa, proprio come quella prima e inspiegabile sensazione nel momento in cui sono entrata nel lebbrosario di Mumbai. Lì, dove ancora non conoscevo nessuno, mi sentivo tra le lacrime come arrivata finalmente a casa.

Questo mi sento di augurare a tutti quelli che si affacciano a Giovani e Missione, che ne sono incuriositi, che pensano sia una cosa folle: di rischiare, partecipare, lasciare spazio all’Altro e agli altri e incamminarsi verso la casa che il Signore ha scelto per ciascuno, una casa dove Lui si fa trovare.

Tags: gm , Scelta, Discernimento, Missionarie dell'Immacolata

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