Servono occhi puliti

Padre Piero Masolo, missionario del Pime in Algeria

Ventenne milanese, studente di architettura, appassionato di viaggi, figlio unico, credente ma inquieto. Ventiduenne, seminarista a Roma, vive con altri 20 giovani in comunità, studente di filosofia, sereno e con una meta nella vita. Due vite diverse, una stessa persona: io!

Tra le due un’esperienza forte, imprevedibile, trasformante: quella di missione.

Siamo in quattro giovani nell’estate del 1999, in India, a Warangal, nello Stato dell’Andhra Pradesh. Giriamo per villaggi e missioni cattoliche al seguito di padre Augusto Colombo, missionario di lunga data. Siamo arrivati là grazie a Giovani e Missione, un cammino che vuol farci vedere e toccare “un altro mondo”, anche per provare a costruirsi una vita diversa, più aperta all’altro.

Due immagini e una domanda. Un anziano missionario, padre Antonello, che in scooter gira i villaggi, sta con la gente, visita le case, gioca coi bambini, si informa e prova a risolvere i problemi della comunità, celebra la Messa. Una suora in un lebbrosario, Visi, che senza guanti e con un grande sorriso impresso nel volto, pulisce le piaghe dei malati.

Perché? Perché lo fanno? Chi glielo fa fare?

E poi una domanda dentro, strana, imprevista: «Questa vita non potrebbe essere anche la tua?»

Stupore, pace, incosciente… Si fa largo un sì. Ci sto, sì questa è anche la mia vita!

Oggi trentaseienne, prete missionario, in Algeria, nel deserto.

Cos’è Giovani e Missione per me?

L’esperienza, “il cammino che mi ha cambiato la vita”, semplicemente.

Si è inserito tra molti altri pezzi del puzzle e li ha messi in ordine, ha dato loro un senso.

È tutto questo, ma anche molto di più.

Sì, perché, una volta diventato prete, ho partecipato a Giovani e Missione “dall’altra parte”, in équipe.

2008-2013: cinque anni intensi con delle équipe fantastiche e dei giovani belli.

Belli perché in ricerca.

Belli perché appassionati e spesso anche non poco incasinati!

Belli perché si mettono in gioco e si fidano di noi, dell’équipe.

Belli, insomma, perché “ci stanno dentro di brutto!”.

Ed oggi, visto da qui, dalla missione, dalla “mia” Algeria che sto imparando a conoscere, a amare (anche quando mi smonta!), riscopro un Giovani e Missione prezioso. Mi piacerebbe da matti poter accogliere i giovani anche qui, inchallah! E non per far loro (e all’animatore di turno) un favore. Per farlo a noi missionari qui.

Ci servono occhi puliti, nuovi che ci aiutino a restare sempre freschi, aperti, dinamici. Ci servono i vostri occhi. Grazie di cuore ragazzi, perché da 25 anni continuate a donarceli.

Tags: Algeria, Pime , Giovani e Missione, discernimanto

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  • 03/27/2017
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