Io in Bangladesh non ci vado

Elisa Irene

Giovani e Missione 2014-2016

Bangladesh, Estate 2015 - Elisa

Dopo quasi due anni dall'inizio di GM e uno dalla missione i ricordi si affollano, alcuni sono ancora disordinati e scriverli tutti in un foglio solo non è facile. Comincio solo adesso a capire che grande dono sia stato questo percorso. Un percorso iniziato per un grande desiderio che da moltissimo tempo custodivo nel cuore.

Per raccontarvi della mia esperienza comincio con il dire che naturalmente io non volevo andare in Bangladesh! Per me la missione era quella in Africa. Anche se fin dal primo momento in cui questa destinazione mi è stata affidata sapevo che era quella giusta per me.

Tornando indietro con la memoria il ricordo più vivido è quello della prima sera nella capitale, nell'ora di punta. Tutto quello che vedevo mai l'avrei immaginato. Il traffico era assurdo, c'era gente ovunque, così tanta che neanche si riusciva a camminare, il caldo, l'umidità, la puzza e la povertà che faceva capolino ad ogni angolo. Lì è arrivata la crisi e la domanda: “come è possibile vivere qua?”. Ma è bastato andare avanti per scoprire un paese unico. Quando Suor Roberta ci ha accolto a Khulna abbiamo imparato a conoscere l'altra faccia del Bangladesh. L'enorme spirito d'accoglienza, la natura incontaminata, l'immensità in quegli occhi neri e dei sorrisi più semplici. Ci siamo confrontate con una cultura diversa dalla nostra, che se a volte ci ha fatto ridere altre ci ha fatto arrabbiare. Ci siamo sentite impotenti davanti ai loro problemi. Ci sono immagini che non dimenticherò mai: il pianto di quella donna che ci chiedeva di portare via la sua bambina perché suo marito era un mostro; il sudore delle donne che sono costrette a vestirsi con tre strati di cui uno nero,  con 40 gradi all'ombra; lo sguardo di un bambino dello slum che giocava con un palloncino fatto da un preservativo usato, il suo unico gioco; i piedi e le mani deformate dalla lebbra.

Ma in tutto questo abbiamo imparato ad affidarci e ad affidare a Dio tutte le persone per cui noi non potevamo fare niente.

È stato bello conoscere i tantissimi  missionari di questo paese, non solo del Pime, e vedere nei loro occhi lo stesso brillio di chi nell'aiutare gli altri ha trovato la Felicità.  E anche noi siamo state contagiate da un sentimento di Gioia vera che anche da casa non si affievolisce.

Missionari che ci hanno accolto e sono stati per noi una seconda famiglia, come mai avremmo immaginato, tanto che alla fine del mese non sapevo se era più la voglia di restare o quella di tornare a casa.

Ora vi lascio con la preghiera che mi ha accompagnato in tutti i giorni della missione e vi auguro una fantastica esperienza!

“O Signore, dammi la pazienza sufficiente per sopportare le lunghe attese, per adattarmi agli imprevisti, per tollerare chi mi infastidisce, per accettare i miei limiti. Dammi coraggio necessario per dialogare con chi è insensibile, per perseverare davanti ai disappunti, per affrontare le avversità, per credere in ciò che è possibile. Dammi la saggezza indispensabile per apprezzare le cose semplici, per accogliere il mistero di ogni giorno, per avere un cuore appassionato e confidare nella tua provvidenza.”

Elisa

Tags: Bangladesh, gm , Giovani e Missione, Testimonianze, Racconto, Viaggio

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  • 03/27/2017
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