Tutto e il contrario di tutto

Antonio Della Corte, Cuanacaxtitlan, Messico 2003

Cuana, la missione a cui sono stato affidato, è tutto e il contrario di tutto.

Cuana è l’impazienza dei giorni precedenti la partenza. Cuana è l’ansia che sale quando stringi tra le mani il biglietto d’imbarco. Cuana è la felicità d’arrivarci ma è anche la voglia di scappare dopo pochi giorni perché tutte le tue sicurezze vengono meno.

Cuana è un angolo di selva nel Sud del Messico, ma è anche un posto dove la tranquillità non si sa cosa sia. Cuana è la paura del diverso da quel che si crede ma è anche la presa di coscienza che la missione non è ciò che tu sogni ma quel che Dio vuole e che i missionari e la gente del posto hanno creato con fatica e pazienza.

Cuana è una bambina nata da venti minuti, lì accanto a me, come un miracolo della vita, ma Cuana è anche un bimbo morto a soli quattro mesi e abbandonato in un angolo sperduto della foresta per indifferenza umana.

Cuana è una donna picchiata e senza diritto di parola, ma Cuana è anche una donna con una fede pura e salda che si inginocchia davanti al crocifisso e confida in Lui.

Cuana è l’amore fresco che lega due adolescenti che sognano il futuro, ma Cuana è anche il dolore dei matrimoni precoci e delle vendette famigliari.

Cuana è Rica, una ragazza indios orgogliosa delle sue origini, ma pronta ad andare contro le tradizioni del villaggio per dare la propria vita alla missione e rispondere alla chiamata di Gesù.

Cuana è Dona Cica, la perpetua della missione, in ginocchio sul pavimento a spelar pannocchie tra silenzio e lacrime alla nostra partenza.

Cuana è El Doctor, non solo medico ma anche parola di conforto e sostegno per quelle persone che sono in ricerca di aiuto, cure e speranza.

Cuana è padre Graziano Rota che ti accoglie con tutto il calore che una persona può darti ma che ti lascia anche il tempo e lo spazio per far crescere in te in modo spontaneo e autonomo lo spirito della missione.

Cuana sono le schiene dei contadini piegate dal lavoro e dal sole. Nei loro occhi puoi vedere l’orgoglio di chi riesce a far germogliare la terra ogni giorno.

Cuana è un bambino di otto anni con una damigiana di 25 litri d’acqua sulle spalle. Basta fargli un sorriso per vedere la damigiana posata a terra e il bimbo a cavalcioni sulla tua schiena.

Cuana è lo scoprirsi impotenti dinanzi alla sofferenza estrema e la povertà profonda che ti porta a chiedere cosa ci fai qui, ma Cuana è anche David, Israel, Eugenia e Damaris, bambini e bambine, figli della missione che con padre Graziano hanno trovato casa e amore.

Cuana è la voglia di tornare in Italia per poter raccontare a tutti la tua esperienza, ma Cuana è anche il silenzio che trovi solo nascosto nel letto della tua casa dove puoi finalmente lasciar andare quel magone che ti sei tenuto dentro quando hai dovuto dire addio alla missione, luogo che forse non vedrai mai più, ma che ti accompagnerà per sempre.

Cuana è tutto e il contrario di tutto. Non cercate di capirla: la missione si può solo vivere.

Tags: gm , Giovani e Missione, Viaggio, messico

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