Missione Misericordia: Dar da mangiare agli affamati

 

Suor Maria Augusta Zandonadi porta nel suo cognome le origini italiane dei nonni emigrati in Brasile all’inizio del secolo scorso. Missionaria dell’Immacolata dal ’69, oggi è a San Paolo, nel municipio di Sant’Amaro – presso il Centro di Formazione Irma Rita Cavenaghi. Questo luogo, chiamato Vila Misionaria, si situa in una comunità di periferia molto popolata e offre alle famiglie presenti un concreto aiuto attraverso la scuola materna per i più piccoli, il doposcuola per i ragazzi fino ai 15 anni e una serie di attività a sostegno delle fasce più deboli della popolazione.

 

Come vivi in missione questo aspetto della Misericordia?

La parola Misericordia è legata alla mia esperienza a Vila Misionaria. Questo posto è un concentrato di Misericordia e la sua storia ne è testimone. Qui, sulle colline della periferia di San Paolo, all'inizio degli anni ‘50 si sono insediati i missionari del Pime e le suore missionarie dell'Immacolata. Vila Missionaria è perciò nata tra i vicoli in un luogo che può essere considerato una vasta “comunidade de periferia” popolata da oltre 5.000 persone. Con il passare del tempo però sono mancate sia le forze che i fondi per continuare a sostenere il progetto. Le Missionarie dell’Immacolata sono state così costrette a chiudere la casa. La gente però non voleva farci andare via, non solo perché eravamo un concreto sostegno per loro, ma anche perché si era creato un profondo rapporto tra di noi: vicinanza e speranza, questo offriva Vila Misionaria. Così sono incominciate le novene e i rosari, i piccoli gesti di solidarietà… Finché la Provvidenza ha inviato i fondi adatti e le persone giuste, e il progetto è ripartito.  

Oggi accogliamo più di 100 bimbi alla scuola materna e 120 ragazzi tra i 6 e i 15 anni per il doposcuola. La povertà delle famiglie è grande, perché la gente è priva di una formazione, spesso è analfabeta. I genitori lasciano le case al mattino molto presto, quando è ancora buio, per guadagnare qualche soldo con lavori saltuari e mal retribuiti. I figli, se piccoli, restano in casa sorvegliati dal figlio più grandicello, che spesso ha necessità di uguale vigilanza. Crimini, droga, prostituzione e solitudine sono all’ordine del giorno per questi ragazzi. Al centro cerchiamo di offrire una cura e un’accoglienza che altrimenti non troverebbero per le strade della favelas. Per prima cosa forniamo loro un pasto. Con la pancia piena è più facile migliorare il proprio livello di apprendimento, recuperare gli anni di studio persi, giocare e crescere insieme. Mangiare è quindi necessario alla nostra salute e al nostro corpo, ma non solo! È alimentare i gesti e le azioni della vita che Dio ha in mente per noi!

 

Puoi raccontarci un episodio legato a quest’opera di Misericordia?

Dare da mangiare agli affamati per me ha un significato molto più ampio di quello che si può comunemente intuire. Qui non diamo solo cibo, ma cerchiamo di fornire anche tutti gli altri “ingredienti” che fanno la vita bella: istruzione, amicizia, affetto, attenzione, condivisione, riflessione… Far comprendere a questi ragazzi che, sebbene vivano tra violenza e povertà, sono preziosi agli occhi di Dio e del mondo è il nostro compito più difficile. Far loro intuire che non sono esclusi dal “banchetto della vita”, anzi, ne hanno pieno diritto è un incarico complesso, ma non impossibile.

Un esempio è Cristiano, uno dei primi ragazzi che ha partecipato al nostro doposcuola. Oggi è sposato, ha una bella famiglia, un impiego stabile e più volte ha espresso il desiderio di tornare qui, appena il lavoro glielo permetterà, per dare una mano ai nostri ragazzi. Se penso invece a come tanti anni fa si è presentato a noi, mi sembra un miracolo! Come tutti i figli della favelas, Cristiano ha vissuto la sua infanzia in una famiglia molto problematica: padre spesso ubriaco che non contribuiva né al benessere né alla serenità della famiglia, madre che subiva le violenze del marito e nella povertà più assoluta doveva crescere 7 figli. Cristiano è arrivato da noi carico di rabbia e disperazione. Poco a poco però ha convertito questa negatività in speranza e ha cominciato la sua rinascita. Grazie all’aiuto di alcuni amici italiani è arrivato fino alle superiori. Ha continuato lo stesso a commettere errori (le compagnie sbagliate, i giorni di scuola saltati per pigrizia, lo sbaglio di indirizzo di studi) ma ha avuto l’umiltà e la maturità di riconoscerli e farli fruttare. Così Cristiano è cresciuto ed è stato una scintilla per l’intera famiglia. Oggi il padre ha trovato un impiego stabile e non beve più, la madre può provvedere ai suoi figli senza problemi, i fratelli più grandi hanno messo su famiglia… Cristiano ha trasformato i suoi limiti in forza ed è stato un esempio per tutti.  

 

L’inizio del Giubileo della Misericordia può dare uno slancio al tuo operato e alla tua fede? Il Papa parla spesso di misericordia: c’è una sua frase nella quale ti riconosci?

Il Giubileo della Misericordia è un momento di Grazia per tutta la Chiesa, specialmente quella brasiliana. La situazione qui è difficile, ma il Papa ci ricorda come nelle periferie del mondo ci sia la vera ricchezza. Questo Anno Santo è un invito a tutti: solo riconoscendo e consegnando le proprie mancanze e le proprie difficoltà è possibile intraprendere il cammino che porta a Dio.  I mezzi che più  stiamo usando solo i più disparati: la novena, i circoli biblici per le famiglie, la pastorale della salute, la visita alle comunità… Tutto parla di Misericordia.

 

E tu? Hai vissuto la Misericordia sulla tua pelle?

Qui in Brasile ci sono molti motivi per essere abbattuti. Mi guardo intorno e vedo molte cose da fare, tutte urgenti, tutte importanti. A cosa dare la precedenza? In questi momenti, ho sperimentato come sia importante lasciare che Dio faccia il suo cammino. Io sono fragile perché umana, vedo perciò solo le cose che non vanno, le mancanze, i problemi, le lamentele… Dio invece vede più lontano e attraverso me e molti altri fa grandi cose. Quindi bisogna aprire gli occhi e fidarsi di Lui. E come ci dice il Papa Francesco: “... fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. ...Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità”. 

 

Bio:

Suor Maria Augusta Zandonadi porta nel suo cognome le origini italiane dei nonni emigrati in Brasile all’inizio del secolo scorso. Missionaria dell’Immacolata dal ’69, suor Maria Augusta ha assunto diversi incarichi all’interno dell’Istituto. Dopo i primi anni trascorsi nel suo paese di provenienza, il Brasile, nelle periferie della capitale e in Amazzonia, è stata destinata alla Guinea Bissau. In Africa ha vissuto la sua prima esperienza missionaria in altro paese, che si è conclusa quando le è stato affidato il ruolo di consigliera della Direzione Generale. Per sei anni, suor Maria Augusta ha così visitato tutte le realtà di missione delle Missionarie dell’Immacolata nei cinque continenti. Al termine del mandato, è stata destinata a San Paolo, nel municipio di Sant’Amaro – presso il Centro di Formazione Irma Rita Cavenaghi. Questo luogo, chiamato Vila Misionaria, si situa in una comunità di periferia molto popolata e offre alle famiglie presenti un concreto aiuto attraverso la scuola materna per i più piccoli, il doposcuola per i ragazzi fino ai 15 anni e una serie di attività a sostegno delle fasce più deboli della popolazione.

Tags: missione, misericordia, Missionarie dell'Immacolata, Brasile

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