Missione Misericordia: Perdonare le offese

Questa opera di misericordia spirituale è presente anche nella cultura islamica e assume delle valenze tali da stabilire un reale contatto tra musulmani e cristiani. Padre Zoccarato ci racconta la sua esperienza vissuta in Algeria.

 

Come vivi in missione questo aspetto della Misericordia?

Non è facile la missione in Algeria. Difficile, anzi, definirla "missione". Soprattutto se comparata con quella "tradizionale" del Camerun: annuncio, ma anche formazione, attenzione alla liturgia, inculturazione, pastorale... Niente di tutto questo sembra possibile in un Paese quasi esclusivamente musulmano. Eppure, anche qui, una testimonianza è possibile. Per esempio si può parlare di perdono perché nel mondo islamico il richiamo alla Misericordia è frequente e forse anche più radicato rispetto alla tradizione cristiana. La preghiera per i musulmani è lode, domanda, raccoglimento ma anche richiesta di perdono. Nel Corano, ogni sura comincia con la stessa invocazione: "Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole". Non avendo intermediari tra sé e Dio, il musulmano confessa direttamente i suoi peccati ad Allah. Oltre a ciò, sente il dovere di riparare i danni causati dalla sua colpa e affida sinceramente il proprio perdono a Dio. Altro momento chiave in cui si manifesta la Misericordia è il Ramadan, periodo riservato alla riflessione personale in cui più facilmente si esprime la solidarietà nella propria comunità, la riconciliazione fra parenti e amici, il perdono delle offese... Oltre a questo tempo di purificazione, ci sono altri momenti in cui si sente il bisogno di vivere la dimensione del perdono: in occasione di un viaggio per esempio o di una grave malattia, di una celebrazione importante... Io come cristiano e missionario cerco di essere testimone della Misericordia di Dio verso coloro che aderiscono a questa religione e cultura. La vita vissuta con fede forte e nei rapporti belli e veri, può far scattare qualcosa che diventa l'inizio di un vero cammino di testimonianza e accoglienza. È normale, non solo per un cristiano, ma anche per un musulmano, che vive la fede in profondità, trasmettere, irradiare, far sapere, spiegare quello che prorompe dal suo cuore: vita, servizio, dono di sé, gioia, parola e anche perdono.

 

Puoi raccontarci un episodio legato a quest'opera di Misericordia?

Il senso della Misericordia di Dio fa nascere e sviluppa la misericordia nei confronti del prossimo. Questo semplice legame si è mostrato a me in una questura di Algeri, qualche tempo fa. Lì un commissario di polizia mi aveva aiutato a risolvere un serio problema burocratico relativo al mio passaporto. Per ringraziarlo mi è venuto in mente il più bello tra i grazie che si dicono i musulmani: "Dio abbia misericordia dei tuoi parenti". E lui, sorpreso e commosso, mi ha risposto senza esitazione: "Dei miei parenti e dei tuoi". Che il perdono è anzitutto un dono della Misericordia di Dio lo si può riscontrare leggendo il testamento di Mohammed Mouchikhi, l'autista musulmano del vescovo di Orano, mons. Claverie. In un attentato nel 1986 i due hanno perso la vita insieme. Mohammed aveva fatto sapere più volte che era stato minacciato di morte a causa della sua amicizia col vescovo, ma non per questo nel suo testamento non dimentica di chiedere perdono del male che anche lui aveva compiuto in vita: "In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. [...]Addio a chi ho fatto del male. Che mi perdoni. Perdono chi mi perdonerà il giorno del giudizio. [...] Domando perdono a chi ha sentito dalla mia bocca una parola cattiva e chiedo perdono agli amici per la mia giovinezza. Ma mentre vi scrivo penso al bene fatto nella mia vita. Che Dio nella sua potenza faccia che gli sia sottomesso e mi accordi la sua tenerezza". Perdonare le offese non è cosa facile. È necessario che Dio ci aiuti e metta nel nostro cuore il suo senso di perdono.

 

L'inizio del Giubileo della Misericordia può dare uno slancio al tuo operato e alla tua fede? Il Papa parla spesso di misericordia: c'è una sua frase nella quale ti riconosci?

Papa Francesco giorni fa ci ha invitato a guardare ai valori positivi che le altre religioni vivono e propongono di modo che siano sorgenti di speranza per tutta l'umanità. "Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell'accoglienza dei migranti, nell'attenzione a chi è escluso". Questo dice Francesco e io sono d'accordo con lui: camminare insieme per prendersi cura del prossimo, ecco che cos'è il Giubileo della Misericordia. In particolare, per quanto riguarda l'Islam, spero si arrivi a provare la gioia di sentirsi credenti allo stesso livello, la gioia di condividere momenti di preghiera insieme e poi continuare in una convivenza piena di aiuti e servizi reciproci. Prima del perdono è il riconoscimento reciproco che deve realizzarsi. Nell'anno giubilare, musulmani e cristiani si lascino toccare dalla Misericordia di Dio per guardarsi come Dio vuole.

 

E tu? Hai vissuto la Misericordia sulla tua pelle?

Anch'io sono stato oggetto di Misericordia e di perdono. Il momento che ho più presente è quello relativo alla morte di mia madre che si spense il 19 giugno 2013 all'età di 104 anni. I miei amici appena informati vennero a farmi le condoglianze secondo lo spirito di fede e di preghiera della loro religione: "Dio abbia Misericordia di tua mamma". Ma non solo per lei. In precedenza io stesso avevo partecipato a dei momenti di ricordo e dolore per la morte di qualcuno oppure alla sepoltura di qualche defunto. Le espressioni di condoglianze erano tutte di Misericordia: "Dio abbia Misericordia per il defunto, per i parenti, per tutti i partecipanti, per tutti! Ho percepito un clima di Misericordia, di benevolenza che non veniva solo da Dio, ma che ci univa, ci consolava e ci trasmetteva e infondeva speranza. Misericordia di Dio che diventa misericordia di noi umani. Ci siamo sentiti avvolti in un'atmosfera di perdono. In quel periodo anch'io avevo bisogno di molta Misericordia: gli ultimi anni di vita di madre non erano stati facili né per lei stessa, né per i miei fratelli e le cognate, né per me. Non sempre lei si era mostrata paziente e dolce come è normalmente una madre. Non sempre noi siamo stati attenti e teneri con lei come desiderava. Il senso di Misericordia che i musulmani mi hanno fatto sentire è stato per me una sorte di purificazione e mi ha permesso di sentirla ancora vicina.

Per questo e per molte altre cose, sono riconoscente ai miei amici musulmani che mi hanno aiutato con la loro testimonianza ad accogliere e a vivere perdono e misericordia.

 

Bio:

Originario del padovano, padre Silvano dopo diversi incarichi presso i seminari del Pime e un'esperienza di missione in Camerun durata più di trent'anni, è stato destinato in Algeria, un paese quasi esclusivamente musulmano e dove è vietata la "propaganda religiosa". Nel 2006, padre Silvano ha così aperto la strada per una missione nuova che oggi conta 4 missionari tra Algeri, Touggourt e Hassi Messaud e diverse attività come l'impegno nella Caritas di Algeri e l'assistenza ai cristiani stranieri della cappella Notre Dame des Sables.

Tags: Algeria, missione, misericordia

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