Missione Misericordia: Sopportare pazientemente le persone moleste

Ascolto e pazienza, ecco i segreti per sopportare le continue richieste. Padre Giovanni ci racconta come esercita questa capacità ogni giorno in Guinea Bissau

 

Come vivi in missione questo aspetto della Misericordia?

Insieme a padre Phe Thu, sono parroco di una parrocchia del centro di Bissau. Qui la nostra principale occupazione è incontrare le persone, ascoltare e cercare di comprendere.

Appena arrivato in parrocchia, spesso si formavano code davanti alla nostra porta: molti volevano parlare con noi, ottenere la nostra attenzione per avanzare le proprie richieste. Abbiamo imparato così ad esercitare l'arte della pazienza e dell'ascolto. La persona entra, si siede e attraverso alcune domande cerchiamo di far emergere l'autentico desiderio che l'ha spinta a venire fino a noi, alla missione. Sondare il terreno spesso vuol dire entrare nella sfera privata della persona che abbiamo davanti, chiederle di raccontare un po' di sé, ma solo così è possibile capire se il bisogno che ci pone davanti è reale o meno, e se una nostra eventuale risposta sia davvero un aiuto o non piuttosto un rimandare le questioni e le scelte più importanti.

Per aiutare bisogna ascoltare, vagliare, comprendere, dare e ricevere fiducia, e cercare di intuire e delineare un quadro completo della situazione. Al termine di questo lavoro, capita a volte di rendersi conto di come la richiesta nasconda aspettative esagerate (riposte in noi, perché "stranieri"), che una eventuale risposta a quel bisogno crei dipendenza, che la necessità espressa sia slegata da un desiderio o da un'esigenza vera. In questo caso il missionario deve saper dire di no ed "educare" la persona che ha davanti a individuare quando e cosa è meglio chiedere.

 

Puoi raccontarci un episodio legato a quest'opera di Misericordia?

Appena giunto a Bissau, il mio incarico è stato proprio quello di sostituire il vecchio parroco della parrocchia di Nostra Signora di Fatima. La sera abbiamo accompagnato il parroco in aeroporto e la mattina seguente ho subito trovato 12 persone ad attendermi davanti alla porta. Chi voleva un lavoro, chi chiedeva dei soldi, chi necessitava di medicine, chi desiderava proseguire gli studi... Mi sono reso conto di come il bisogno si declini in modo diverso e come tutti avessero in serbo per me una richiesta precisa. Ho ascoltato tutte le 12 persone, una alla volta. Più chiedevo, più prestavo attenzione, più mi accorgevo come molti dei bisogni a me sottoposti non fossero autentici. Così ho mandato a casa ciascuno dicendo che non ero nelle condizioni di aiutarli.

Fortunatamente non capita sempre così! Proprio settimana scorsa, in parrocchia ho incontrato una giovane ragazza di 23 anni con il suo piccolo bambino. Orfana di famiglia e senza l'appoggio del padre del neonato, con speranza è venuta alla missione a chiedere le medicine per il figlio. Abbiamo parlato della sua situazione e delle possibili soluzioni che potevano riportarla alla serenità in questo momento di solitudine e difficoltà. Ecco il bisogno autentico di una mamma che desidera solo che il proprio figlio stia meglio. Così abbiamo deciso di aiutarla.

 

L'inizio del Giubileo della Misericordia può dare uno slancio al tuo operato e alla tua fede? Il Papa parla spesso di misericordia: c'è una sua frase nella quale ti riconosci?

Qui in Guinea Bissau l'effetto Giubileo non è ancora arrivato, ma tra i padri del Pime se ne parla e c'è il desiderio di accompagnare e vivere, attraverso i media, l'Anno Santo. L'invito di Papa Francesco che mi porto dentro e cerco di vivere quotidianamente in missione è legato a dei termini che sono per me uno stimolo: "accogliere e integrare, in opposizione a escludere e conservare". La Chiesa deve essere capace di ascoltare anche le realtà più differenti, di avere uno sguardo ampio capace di raggiungere tutti, di prestare paziente attenzione alle necessità di ogni uomo. In questo modo può scongiurare l'esclusione e non rimanere immobile in se stessa. È arrivato il momento per la Chiesa di essere creativa per farsi più vicina all'uomo!

 

E tu? Hai vissuto la Misericordia sulla tua pelle?

Una delle attività principali che svolgo in parrocchia è quella di ascoltare e comprendere le necessità dell'altro; ma anche il missionario ha dei bisogni e dei desideri propri che deve imparare ad interpretare e comunicare. Così, anche io ho avuto la grazia di poter sperimentare la Misericordia. In diversi momenti della mia vita la Misericordia si è mostrata attraverso due tratti distintivi: la gratuità e la gradualità. Quando una persona mi dona il suo tempo, le sue capacità, il suo impegno, il suo lavoro e la sua attenzione senza che io le chieda nulla e senza che io li meriti, ecco un segno di Misericordia. Quando una persona mi lascia il tempo e lo spazio perché io possa crescere e migliorare come uomo e missionario, ecco un altro segno di Misericordia. Grazie a questi momenti è possibile convertirsi e camminare, senza dimenticare però che i segni più evidenti di Misericordia sono quelli più vicini: l'Eucarestia e la Confessione.

 

Bio:

Inviato nel 2013 nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima nel centro di Bissau, padre Giovanni svolge l'attività di parroco in collaborazione con un altro missionario del Pime, padre Giovanni Phe Thu. La parrocchia, posizionata al centro della città, raccoglie sia i poveri dei quartieri circostanti che alcune persone della borghesia di Bissau. I padri sono impegnati sia nell'evangelizzazione che svolgono attraverso le attività parrocchiali e la catechesi di giovani e bambini che nell'educazione grazie alla presenza di un asilo e di una scuola elementare appartenenti alla missione. In questi ultimi anni hanno avviato una proficua collaborazione con le Missionarie dell'Immacolata.

Tags: Guinea Bissau, missione, misericordia

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  • 03/27/2017
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