Haiti in ginocchio

di Emanuela Citterio

 

Fiumi in piena, acque stagnanti e cadaveri umani e di animali. L’uragano Matthew ha messo in ginocchio Haiti: mancano cibo e acqua ed è alto il rischio di epidemie. Il bilancio delle vittime è di 900 morti, ma è ancora provvisioni, visto che a causa del maltempo c’è difficoltà di accesso ad alcune zone del Paese. A Jeremie, il principale centro urbano della penisola del Tiburón, nella regione meridionale del Paese, la popolazione è isolata e una ricognizione aerea dell’Onu ha rilevato che il 90 per cento delle case è distrutto. In tutta Haiti circa 60mila persone hanno lasciato le proprie case, distrutte dall’uragano, e stanno vivendo in centri di accoglienza temporanei.

Anche nel nord ovest del Paese numerose aree sono isolate, comunicazioni e strade interrotte, case completamente distrutte, coltivazioni danneggiate e una gran quantità di capi di bestiame perduti. A farlo sapere sono tre sacerdoti inviati dalla Diocesi di Milano come fidei donum: don Levi Spadotto, don Claudio Mainini, don Giuseppe Grassini. Tutti e tre stanno bene – si legge in un comunicato di Caritas Ambrosiana -, ma raccontano di case distrutte, animali uccisi o fuggiti per il crollo delle stalle e di chiese rimaste senza tetto a causa delle forti raffiche di vento. Un disastro, considerando che la maggior parte degli haitiani, specie nelle zone rurali, spesso isolate, sopravvive con le attività agricole e di allevamento. C’è enorme preoccupazione: le distruzioni, la grande massa d’acqua che ha inondato molte zone facilita l’insorgere di epidemie di colera (carenza di acqua potabile) e il diffondersi della malaria.

L’uragano è stato il peggior disastro naturale ad avere colpito Haiti dal terremoto del 2010, che uccise 220mila persone. Soprattutto nel nord, ha devastato zone che già in una situazione di “normalità” devono fare i conti con la mancanza di cibo e acqua. Don Levi Spadotto, 57 anni, è parroco Ka-Philippe si trova all’estremità nord occidentale dell’isola, in una zona rurale dove la povertà che affligge tutta la nazione haitiana è ancora più evidente. Non c’è acqua immediatamente disponibile nei pressi dei villaggi, non c’è elettricità salvo quella prodotta con generatori a benzina o pannelli solari e i collegamenti telefonici sono ridotti al minimo indispensabile. Non ci sono strade e don Levi per raggiungere i parrocchiani si deve sobbarcare ore di motocicletta o a piedi.

Caritas Haiti si è attivata in coordinamento con le autorità locali, in modo particolare i Centres d’Operations d’Urgences Départementaux (COUD), per dare una risposta tempestiva ed efficace in particolare nelle diocesi di Jérémie, Nippes, Cayes, Jacmel e Port-de-Paix. Inoltre, in collegamento con la rete Caritas Internationalis, ha lanciato un appello per aiuti a 2.700 famiglie (13.500 persone) per acquisto e distribuzione di 2.700 kit alimentari, distribuzione di 2.700 kit d’igiene e programmi  per consigliare e sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione di malattie infettive. Caritas Ambrosiana stanzia 25mila euro per i primi soccorsi e per fornire un aiuto immediato: acqua, cibo e beni di prima necessità.

A pregare per Haiti è stato ieri anche Papa Francesco all’Angelus di ieri in Piazza San Pietro: «Ho appreso con dolore delle gravi conseguenze causate dall’uragano che nei giorni scorsi ha colpito i Caraibi, in particolare Haiti, lasciando numerose vittime e sfollati, oltre che ingenti danni materiali – ha detto al termine della Messa per il Giubileo Mariano -. Assicuro la mia vicinanza alle popolazioni ed esprimo fiducia nel senso di solidarietà della Comunità internazionale, delle istituzioni cattoliche e delle persone di buona volontà. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per questi fratelli e sorelle, così duramente provati».

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