Un posto che ci mette al nostro posto

Ban Thoe Thai, sede distaccata della Missione di Fang, nord Thailandia (non cercatela nelle cartine perche non si trova!). Ore 15.00 del pomeriggio, quarto giorno di missione. Seduta al bordo del campo in cui stanno giocando i bambini mi sento un po’ disperata… Questi thailandesi non ne vogliono sapere di me… Saranno anche “i selvaggi” della montagna, un po’ sporchi e vestiti alla meglio… Però sanno gia leggere e scrivere, sanno cucirsi le iniziali sui loro vestiti, puliscono tutto l’ostello, sono estremamente disciplinati (e questi sarebbero “i selvaggi”), e poi… Non si capisce niente di Thailandese, (e neanche del loro inglese)… E si stanno divertendo già tantissimo a fare giochi che neanche capisco… A cosa servo io qui? Perché io, che avevo tanta voglia di partire per lasciarmi contagiare da un entusiasmo infinito, sono finita qui, da queste persone che fanno fatica anche a guardarmi negli occhi? Come può cambiare la mia vita un mese così? Non capisco… Avranno sbagliato…

Poi vedo che i bambini si fermano, guardano me e le mie compagne di viaggio e si avvicinano porgendoci la palla… «Play?» ci dicono molto incerti. Non ci credo… ci stanno invitando a giocare! Loro, di cui io avrei voluto prendermi cura, si stanno prendendo cura di me! E così… due bambini finiscono in piedi su due sedie ai lati opposti del campo, ciascuno con un cestino della spazzatura tra le mani e… si gioca a pallacanestro! Il terreno è fangoso, e l’unica maglietta che mi sono portata per quella giornata a Ban Thoe Thai si sporca in fretta, ma davvero… non avrei potuto chiedere nulla di meglio! E così, piano piano, la Thailandia ha incominciato a venirmi incontro e a farmi capire cosa poteva insegnarmi… E piano piano, in modo discreto ma indelebile, è riuscita a entrarmi dentro.

Mi sono entrate dentro quelle montagne verdi e sempre impregnate d’acqua; quell’inchino a mani giunte per ringraziare; quei sapori così decisi; quei sorrisi conquistati e sinceri. Mi è entrata dentro la semplicità e la concretezza di cui può essere fatta la vita, ma che di certo non ti rende superficiale o meno felice; mi è entrata dentro la pazienza, l’accettare che serva tempo per capire e per farsi capire. Mi è entrata dentro una realtà che non mi ha cambiato la vita, come credevo, ma mi aiuta a leggere le cose in modo diverso e mi ha dato l’opportunità di rimettermi al posto giusto: non sono un supereroe, ma allo stesso tempo ho il potere di fare il bene, e devo avere il coraggio di farlo ogni piccola volta che mi è concesso, così si può arrivare lontano! Quindi… Kop Kun Kha (grazie) Thailandia, spero che nuove persone vengano ed essere contagiate da te!

Giulia Arosio

Tags: Thailandia, Giovani e Missione, Testimonianze, Straniero

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Eventi Pime
  • 03/27/2017
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