Messico: la bellezza di scoprirsi amati

Tutto è partito da una preghiera: «Dammi una vita anche meno facile e comoda, ma davvero piena! E mentre mi sto formando bene la testa, Tu plasma anche il mio cuore e usa le mie mani!» GM e stata una delle risposte che ho ricevuto a questa domanda. Segnatevi che bisogna proprio fare attenzione quando nasce una preghiera, perché davvero Lui ascolta e “a chi chiede sarà dato”.

Esaurite le scuse pratiche di mancanza di tempo, nell’estate 2014 (dopo qualche anno che esploravo in punta di piedi il mondo Pime) attratta e definitivamente convinta dalla gioia negli occhi dei ragazzi che avevo visto, ho sentito chiaramente che in GM dovevo buttarmici: non era solo un mio desiderio, era anche un desiderio di Dio... Così al Congressino ho lasciato il mio nome e mi sono trovata con in mano un biglietto aereo su cui erano segnate le tappe del cammino. GM poi è stato più prezioso di quanto avrei mai potuto immaginare: è stato un cammino di crescita, in cui ho fatto esperienza della stessa accoglienza gratuita, calda, gioiosa, semplice e totale che ho ritrovato in missione (quell’accoglienza che ti fa sentire “incredibilmente” amata cosi come sei); ho scoperto la gioia di condividere fede, profondità e allegria con altri giovani (ciascuno con la sua storia e la sua strada da fare, ma tutti in ricerca e con la voglia di giocarsi la vita alla grande); e ho sentito la forza di essere accompagnata (dall’équipe, dal mio gruppo di condivisione e da quelli con cui sono nate amicizie piu strette). Tutto questo mi ha aiutata a vivere davvero quell’affidarsi che è la parola che più di ogni altra qualunque “giemmino” sente ripetere! Una parola preziosa, perché, quando mi hanno destinato al Messico, in una missione non Pime, dove nessuno era mai stato, di cui sapevamo poco e che era diversa dal format della missione “a modo mio” che avrei voluto... Allora, se non ci fosse stata quella parola, forse non mi sarei fidata neanche del desiderio di partire che Lui mi aveva messo nel cuore e avevo custodito e coltivato. Di questo desiderio sono invece rimasta sicura, motivo per cui ho levato l’ancora!

Del mio Messico si potrebbero raccontare diverse cose, ma andrò all’essenziale: se in Messico sono approdata con un po' di paura che non ci fosse davvero qualcosa per me, sono tornata a casa dopo aver incontrato qualcuno che era lì ad aspettarmi. Qualcuno cioè tante persone che mi hanno detto e fatto sentire che per loro è stato bello e importante il solo mio esserci, che li ha resi felici, che per loro è stato un segno della vicinanza di Dio... Io lo sono stata?! Persone che mi volevano tenere in Messico e alla fine mi hanno rimandata in Italia con tanti regali e con tante benedizioni.

La missione è scambio di doni. Anche se si tratta di uno scambio strano perché quello che tu hai da offrire è solo te stesso, la tua semplice presenza, in fondo senza poter fare praticamente niente. Mentre quello che ricevi è il centuplo, perché Lui ti trova quando Lo cerchi: se ti af-fidi, ti sorprende. È vero che, come spesso si dice, la missione è un dono per chi la vive ma, più precisamente, direi che è una sorpresa! Ecco: il mio Messico è stato una sorpresa, qualcosa di diverso dalla missione che avevo immaginato e che aspettavo (e ancora aspetto). Ma sarebbe stato un peccato non accoglierlo così com’era. E, se farlo è stato anche un po' faticoso, ne è valsa la pena, perché mi ha permesso di godermela questa sorpresa, fatta di persone che mi hanno fatto ri-scoprire che sono preziosa, così come sono, perché, così come sono, sono Amata e chiamata (=chi?io!AMA†A) ad esserci come segno di questo Amore.

Giulia Romeri

Tags: missione, giovani, Giovani e Missione, messico

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