Aleppo: «Aspettiamo che i nostri figli muoiano»

La battaglia per il controllo di Aleppo è ormai vicina alla fine: i ribelli hanno sempre meno forze per resistere ai bombardamenti incessanti, ma ancora si rifiutano di abbandonare i quartieri orientali. Insieme ai miliziani ci sono però anche circa 250.000 persone, tra cui 100.000 bambini, secondo le stime di Save the Children.

Medici Senza Frontiere è riuscita a raccogliere la testimonianza di Umm Leen, una donna che è nata vive ad Aleppo. Nei bombardamenti che stanno distruggendo la sua città ha perso un figlio e ha subito diversi aborti spontanei, causati soprattutto dall'assenza di cibo. Racconta di una situazione che ha raggiunto livelli ormai intollerabili, in cui la vita è tanto fragile quanto preziosa. Il suo ultimo figlio è nato ad agosto ed è sopravvissuto per miracolo alla denutrizione di sua madre, oltre che al bombardamento in corso mentre lei stava partorendo. Umm ora si chiede qual è la vita che lo aspetta: non ci sono ospedali, non ci sono medicine, non c'è cibo. Possibile che le madri siano costrette ad aspettare la morte dei loro bambini?

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