Rispettare il mondo: una strada per il Brasile

 

Marcela ha 25 anni, è laureata in moda sostenibile ed è in visita in Italia per qualche mese: studierà il lavoro dell’Ufficio Educazione alla Mondialità per poterlo importare a San Paolo, dove vive e lavora. Qualche tempo fa ha conosciuto padre Massimo Casaro e il suo progetto, Ser e Trascender (Essere e trascendere), un Ufficio Mondialità per il Brasile. Ha subito collaborato, mossa dalla convinzione che solo l’educazione può cambiare le cose.

«Abbiamo ricevuto moltissimo materiale» ci dice «Ora stiamo cercando di tradurlo, è un passaggio difficile e essenziale. Quelli che in Italia chiamate “moduli”, per esempio, non possiamo tradurli con la stessa parola. Módulo in portoghese è qualcosa di troppo legato alla tecnologia, alla meccanica; così abbiamo scelto vivência, che significa esperienza di vita. È questo il taglio che vogliamo dare». Ma la traduzione non è solo una questione di lingua: «La cultura brasiliana è molto diversa da quella italiana. In Brasile c’è una grande diversità, sia economica e culturale, sia di idee. Questo crea qualche difficoltà, se devi adattare del materiale creato per un’altra cultura. Alcune delle cose che ci sono arrivate i brasiliani non sono abituati a sentirle, come certe tematiche ambientali o di sviluppo sostenibile. Ma al contempo non si può non dirle perché sono la verità. Per cui il grosso del nostro lavoro, adesso, è quello di trovare il modo di comunicare queste cose nel modo giusto e al momento giusto».

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Il progetto Ser e trascender si rivolge a bambini e giovani dai 6 ai 18 anni. Gli educatori porteranno le vivências nelle scuole, nelle parrocchie e nelle Ong, diffondendo la consapevolezza e il rispetto per l’altro e per l’ambiente. «In Brasile è molto diffusa la cultura dello spreco» dice Marcela «Le vivências sul consumo, sulle risorse naturali e sull’acqua sono davvero necessarie». Gli educatori che fanno parte del progetto sono dieci, quattro dei quali sono giovani come Marcela: «La diversità di età e di prospettive è essenziale: permette di fare più cose in modi nuovi e diversi. È la ricchezza del Brasile, dove se hai bisogno di realizzare qualcosa trovi sempre un’idea».

Da bambina, Marcela ha studiato in una piccola scuola di provincia; gli alunni erano pochi e il vivere a stretto contatto con loro le ha insegnato il rispetto, la consapevolezza di non poter avere tutto. «È un concetto semplice, ma non tutti lo interiorizzano. È a questo che serve l’educazione alla mondialità: non basta sapere che ci sono gli altri, bisogna anche rispettarli davvero. Solo così le persone cambiano. Per questo il progetto del Pime mi è piaciuto subito: l’Istituto è un passo avanti a tutti perché ha un know how speciale, le sue attività sono molto concrete e colpiscono nel profondo. Non si limitano a informare».

Oltre a fare l’educatrice per Ser e trascender, Marcela è anche una fashion designer e appassionata di moda. «È una questione di valori» spiega «A me piace la moda, è la mia passione, ma ho capito che c’è un solo modo per coltivarla, ed è rispettando gli altri e l’ambiente. Per questo ho studiato moda sostenibile. Quella del rispetto non è solo una tra tante possibilità che abbiamo a disposizione, è l’unica strada praticabile per vivere insieme».

Tags: Mondialità, Brasile, GiovaniConLeScarpe, Educazione

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