Un sacerdote molto rock

 

Centro di Milano, zona Brera. Lungo Corso Garibaldi si affacciano soprattutto negozi di moda e locali dove fare aperitivo, ristorantini e discoteche. Il sabato sera, ai tavoli o in piedi in strada, ci sono così tanti giovani con un drink in mano che in alcuni punti quasi non si riesce a camminare. Tra di loro, a volte, può capitare di incontrarne uno con il colletto bianco da sacerdote. Ha 25 anni, parla tranquillamente con tutti e spiega che il colletto non è uno scherzo, che lui è davvero un sacerdote, che è il responsabile della pastorale giovanile di alcune parrocchie della zona. Il centro di Milano, per lui, è terra di missione tanto quanto l’Africa.

È stato il più giovane sacerdote d’Italia, ordinato a soli 24 anni. Don Emmanuel Santoro, sin dalla sua precoce vocazione, ha ben chiaro in mente che il suo ministero ha la missione come fulcro. Per lui la Chiesa non può essere chiamata che a uscire, ad andare incontro alle persone, in cerca dei giovani e degli adulti, nelle periferie del mondo come nel centro di una grande città. «La mia missione è identica a quella di un padre del Pime, solo che non è ad gentes, né ad extra: la svolgo nel cuore della movida milanese invece che nei Paesi più poveri. E senza questa missionarietà, la mia vocazione non avrebbe preso forma».

La figura a cui si è sempre ispirato è quella dell’apostolo itinerante, come San Paolo. Don Emmanuel ritiene di essere nella situazione delle prime comunità cristiane: «A quei tempi i nostri fratelli facevano esperienza della gioia dello Spirito, e questo li portava a viaggiare, a uscire per annunciare quella stessa gioia a chi non la conosceva. Lo stesso faccio io in questo quartiere». Essere nel mondo ma non del mondo, quindi: partecipare alla vita di frivolezze milanesi, testimoniando la bellezza e la gioia della fede.

Questa spinta a uscire si è manifestata in don Emmanuel sin dal seminario. Con alcuni compagni di studi ha fondato una band (i ParRock) che si dedicava all’annuncio e alla testimonianza attraverso il rock. Una volta arrivato nella sua parrocchia a Milano ha continuato sulla stessa lunghezza d’onda, creando una band insieme ai giovani universitari. Sta lavorando anche a una web-TV dell’oratorio, oltre alle attività di pastorale giovanile più “classiche”: l’aiuto ai senzatetto, la chiesa aperta durante la notte… Ma spesso basta accettare l’invito a partecipare alla festa di qualcuno dei ragazzi per poter fare testimonianza.

«In questa zona la gente viene a Messa e a catechismo. Ma Milano non è un paesino di provincia dove la sera non c’è niente da fare e dove quindi i giovani si ritrovano in parrocchia. Qui i giovani vanno a ballare, non certo in oratorio. Per cui se vuoi stare con loro, fargli vedere, con umiltà e semplicità, che la fede può essere qualcosa di bello e di rilevante nella loro vita, allora devi andare a incontrarli lì dove si trovano. Il sabato sera devi uscire, “fare aperitivo”. Può sembrare assurdo: un prete in un locale notturno; invece funziona. Una sera, per esempio, mi avevano invitato a un diciottesimo e, una cosa tira l’altra, ho finito per confessare due ragazzi. Lì, in discoteca!».

foto navigli

 

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