Destinati

A GM non scegli dove andare in missione. Troppo facile: ti devi affidare, invece, e allora cambia tutto. Qualcuno viene mandato in posti che non si aspettava, Paesi che magari nemmeno sapeva esistessero. Altri, invece, sono fortunati e finiscono proprio dove sognavano di andare. Francesca è una di questi.

«Vivere l'incontro. Da ottobre ad oggi, GM mi ha aiutato a sperimentare l'incontro in tutte le sue sfaccettature. A partire dall'incontro con me stessa, faccia a faccia con la mia umanità, fino a vivere la gioia di sapere di essere ricercata da Dio. Lui è il primo che instaura una relazione con me, e sarà proprio sotto il suo sguardo che raggiungerò un luogo atteso... l'Africa!

Una terra a me ancora sconosciuta, ma che da sempre ho sperato di poter raggiungere, per poter diventare dono per l'altro. Non siamo stati noi a sceglierci la destinazione, ma il desiderio di andare in Africa che ho espresso a voce non era un semplice sogno; sentivo davvero forte nel cuore che quello che attendevo era proprio lì. Il giorno in cui ci hanno detto dove saremmo andati ero tranquilla: sapevo che, in ogni caso, il Signore mi avrebbe portata dove sarebbe stato meglio. E così andrò in Guinea Bissau, a Catiò.

Questa missione fin da subito mi ha posta di fronte a un nuovo incontro, quello dei compagni con cui partirò e vivrò questa esperienza. Ma quanti altri volti i miei occhi potranno ammirare e quante relazioni instaurare... Tutto sembra già così vicino! La gioia che provo ora é grande e sono sicura che crescerà quando saremo lì. Intanto mi preparo: sia cercando di conoscere la missione del Pime a Catió, sia conservando in me l'entusiasmo e l'affidamento a Dio».

C'è anche un'altra cosa che non ci si sceglie, a GM: i compagni di viaggio. Così come non ci si scelgono i fratelli, l'esperienza in missione si fa con qualcuno di inaspettato. Uno sconosciuto, in fondo, che però può diventare prezioso se si impara a conoscerlo. Si sa: chi trova un amico, trova un tesoro. Per questo abbiamo chiesto a Giovanni di raccontarci come vive la responsabilità di un compagno di cammino che non si è scelto.

«Per l'esperienza che ho avuto, ho imparato a guardare "l'altro che non mi sono scelto io" come quell'imprevisto, quel mistero che mi costringe a mettermi in gioco fino in fondo sia in quello che faccio, sia nella ricerca di chi sono. "L'altro che non mi sono scelto io" è verifica e catalizzatore del mio cammino di fede. 

Per questo, fino a pochi giorni prima delle destinazioni, non mi preoccupava chi sarebbe stato il mio compagno di viaggio. Poi ho iniziato a rendermi conto che quanto dico e cerco di vivere nella quotidianità sarebbe stato molto più impegnativo in un contesto di missione. Ho sentito il peso, ma anche la bellezza di essere responsabile del cammino, delle fatiche e delle gioie del mio compagno di viaggio. Al tempo stesso, ho sentito il peso e la bellezza della scelta di lasciarmi interrogare e di lasciarmi plasmare, almeno un po', dalla sua esperienza di vita. Per nulla semplice!

Quando ho scoperto chi era il mio compagno di missione ho tirato un sospiro di sollievo pensando: "Dai, con una birra in mano è certamente più facile"».

 MG 0472

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