Nel degrado della favela, un cuore puro

 

di suor Sonia Sala, Missionaria dell’Immacolata in Brasile

 Ho conosciuto Anderson quando sono arrivata in Brasile, nel 1999, e allora aveva dieci anni. La sua situazione era molto grave e soprattutto molto pericolosa. Viveva nella favela di San Paolo, con un fratello di qualche anno più grande e altri due più piccoli; la madre li aveva abbandonati, il padre aveva un’altra donna e si disinteressava completamente di loro. Anderson e i suoi fratelli sono cresciuti da soli, arrangiandosi in un contesto segnato dallo spaccio di droga e dal traffico di armi, un modo facile e veloce per procurarsi di che vivere. Non è raro per un ragazzo perdere la vita: durante questi anni ho seppellito personalmente molti giovani che erano rimasti vittime di questi traffici. Ma Anderson, non so per quale miracolo, è sempre rimasto buono, onesto, retto.

Forse questi valori gli sono venuti frequentando la nostra scuola per i ragazzi di strada, dove cerchiamo proprio di indicare ai giovani altre strade oltre a quelle della criminalità. Al contrario di Anderson, in quel periodo suo fratello maggiore entrava nel giro del traffico di droga. Avevano sempre in casa degli spacciatori. Nel 2002, quando Anderson aveva tredici anni, suo fratello è scomparso all’improvviso. Lo ha trovato qualche giorno dopo: stavano per seppellirlo nel cimitero degli indigenti, una fossa comune per chi non può pagarsi un funerale e una sepoltura. Aveva quindici anni e lo avevano ucciso, probabilmente per una questione di soldi e di droga. Come se non bastasse, poco tempo dopo Anderson ha avuto un grave incidente: mentre stava riparando la sua casetta è caduto dal tetto, ferendosi gravemente. Io e altre suore l’abbiamo portato di corsa in ospedale e lui si è salvato per miracolo.

L’anno dopo Anderson ha dovuto lasciare la nostra scuola perché era ormai troppo grande. Ha però raccolto la sfida di entrare in un istituto professionale per giovani con scarse possibilità economiche ed è diventato un brillante alunno di meccanica, nonostante non avesse nessuno a seguirlo o a sostenerlo a parte noi suore. Tramite la scuola ha trovato subito lavoro in una fabbrica e, anche con la crisi del settore, non ha più avuto problemi perché è capace di creare relazioni sincere, è onesto e lavora bene. A venticinque anni ha conosciuto una donna, abbandonata dal marito e con un bambino; li ha subito accolti entrambi nella sua casetta: è bellissimo vederlo fare il papà con un figlio non suo, e nonostante lui stesso non abbia mai sperimentato davvero la presenza di un padre.

Oggi Anderson ha ventotto anni. Un giorno l’ho incontrato per strada e mi ha detto che stava venendo nella nostra scuola: voleva aiutare i giovani quattordicenni che la finivano a continuare il percorso verso il mondo del lavoro. «Dopo tutto quello che ho ricevuto - mi ha detto - il minimo che possa fare è mettermi a disposizione per aiutare altri giovani come me, perché possano conoscere e vivere i valori che ho imparato con voi».

Anderson è l’esempio di un cuore cresciuto in un mondo violento, ma che si è lasciato interpellare dai valori positivi che ha ricevuto. E proprio lasciandosi interpellare è diventato capace di donarli agli altri a sua volta.

Tags: Brasile, GiovaniConLeScarpe

Leggi altri articoli...