Suonare per ricostruire

Come in tutti i comuni del Centro Italia anche Tolentino, in provincia di Macerata, ha subito gravi danni a causa del sisma dello scorso agosto. Sullo sfondo delle macerie spicca la solidarietà di molti, ma alcuni gesti sono più vividi di altri. Come quello dei ragazzi dell’oratorio Don Bosco. Privo di una chiesa a causa dei crolli, l’oratorio è però ancora dotato di una piccola sala di registrazione musicale, dove un gruppo di giovani artisti stava incidendo un album: “Io credo in Te”. Il ricavato della vendita delle loro canzoni avrebbe dovuto finanziare la ristrutturazione della chiesa, ormai inutile; ora perciò quei soldi andranno a chi con il terremoto ha perso tutto. Cristiano Profeta, responsabile dell’oratorio e autore di alcuni dei testi, ci ha raccontato la loro storia.

«I ragazzi che vengono a suonare in oratorio sono di diverse nazionalità, culture e religioni, ma ovviamente la maggior parte sono italiani cattolici - ci ha detto -. Sono ragazzi con diversi  mlivelli di preparazione musicale,a queste differenze non contano: si suona per il gusto di fare musica e per la gioia di condividere una bellissima esperienza. Abbiamo pensato all'album "Io credo in Te" non solo per raccogliere fondi, ma anche per dare una testimonianza».

Ma cosa ha spinto dei ragazzi a provare a ricostruire il loro mondo attraverso la musica? «Penso che la musica abbia in sé una forza che va oltre gli ostacoli che la vita ci pone innanzi, anche davanti a eventi drammatici come quello che stiamo vivendo. Nonostante le scosse che non finivano più, nonostante alcuni dei ragazzi abbiano perso la loro casa e la loro scuola, ci si ritrovava per provare e incidere».

“Io credo in Te” è un insieme di contenuti originali e di cover. I testi parlano di speranza e di fede, eppure il bassista del gruppo, Kaveen, è buddhista. «La presenza di Kaveen è stata un dono enorme per tutti - dice Cristiano -, un ragazzo splendido, assolutamente rispettoso del luogo e delle persone che lo ospitavano. Conoscendoci ci siamo arricchiti reciprocamente. Purtroppo il terremoto ci ha separati, la sua casa è inagibile e si è dovuto trasferire a Viterbo con la sua famiglia: per noi è stata una perdita dolorosissima, anche se comunque ci teniamo in contatto. Per il suo compleanno i ragazzi hanno fatto una colletta e gli hanno regalato un bellissimo basso, lo strumento che stava imparando a suonare in oratorio. La storia di Kaveen dimostra che si può stare insieme al di là delle differenze di cultura o religione, sempre nel rispetto del ruolo di chi ospita e di chi viene ospitato».

Dall’oratorio Don Bosco sta ripartendo tutto, dalle celebrazioni fino allo sport. «L’esperienza del terremoto ci sta cambiando in positivo. Ci sono più comunione e condivisione, si guarda molto di più al concreto, si cerca di non lasciare nessuno indietro. Il dono della vita ha acquistato un significato particolare. Le case si ricostruiscono, le vite no». Gli aiuti per le vittime del sisma sono arrivati da tutta Italia. «Tutta la nostra comunità è sinceramente colpita e grata per la generosità di tante persone, soprattutto di Veneto e Trentino. Tra queste iniziative a nostro sostegno è forte anche la presenza dei giovani: così i nostri ragazzi e i nostri bambini si sono sentiti un po’ meno soli». Tra gli aiuti inviati a Tolentino ci sono anche quelli raccolti al Campo di Incontro-Lavoro del Pime di Busto Arsizio, che hanno contribuito alla costruzione di una nuova chiesa per l’oratorio. Con la speranza di poter presto ospitare al Campo i ragazzi di Tolentino.

 

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