Primi passi in Guinea Bissau

Ciao a tutti, come state? Sono quasi cinque mesi che mi trovo qui in Guinea Bissau e ho ricevuto tanti messaggi e tante telefonate dall’India, dall’Italia e anche dal Portogallo per sapere come stavo e come andava il mio inserimento qui in Guinea. Rigrazio tutti voi per la vostra amicizia. E ringrazio Il Signore che vi ha messi sul mio cammino perché, come amo ripetere, sono quello che sono grazie ai miei famigliari e a tutti voi, cari amici che mi siete stati sempre vicino quando avevo bisogno. Mi avete amato, protetto e seguito sempre.

Quindi eccomi a raccontarvi un po’ della mia esperienza qui, dove non avevo mai pensato di vivere e “fare” il missionario. Ma è bello, molto bello. Non è un’esagerazione quando dico che questa è una terra bella. Come del resto lo sono tutte le terre del mondo. In fondo, una terra è bella non per le ricchezze che contiene, ma per il fatto che esiste, in modo speciale, insieme a tutte le altre terre. Va be’, penserete che sia troppo spirituale. Ma vi assicuro che anche la Guinea è parte di questo progetto di Dio. In questi giorni ci ho tanto riflettuto e mi sento di dire che la Guinea Bissau è proprio un paese bello.

Sono arrivato qui il 31 ottobre del 2018. Sono atterrato alle ore 23,30 circa. A ricevermi è venuto padre Fabio, superiore regionale del Pime. Quando sono sceso dall’aereo ho avvertito un vento così caldo e umido da volermi levare la camicia. Qualcuno potrebbe pensare: «Ma Naresh, anche in India fa molto caldo». È vero, ma non è uguale.

naresh 2

La mia prima impressione della Guinea è stata positiva. Per certe cose mi sembrava di essere in India. Il primo giorno, uscito per fare dei documenti, ho visto il grande traffico caotico per le strade di Bissau, la capitale. Ho visto piccoli negozi, la gente che attraversava da tutte le parti, le moto che sorpassavano ovunque... Ecco, tutto mi ha fatto pensare all’India e ho riso dentro di me. Poi ovviamente ho visto tanti volti, quasi tutti africani. Ma l’essere in una terra totalmente nuova non mi ha fatto nessuna impressione. E qui voglio rigraziare il nostro Istituto perchè si è aperto all’internazionalità. Ha deciso di iniziare la teologia in Italia dove ho potuto vivere e studiare con seminaristi di altri Paesi. Insomma, incrociare il volti di tanti guineani è stato come entare in contatto con un luogo già conosciuto. Poi, a proposito del colore... non è che sia molto più chiaro di loro! Per certi versi avrei potuto sembrare anch’io un africano, pensavo. E invece no. Una cosa che mai avrei immaginato: qui in Guinea per strada mi chiamano branco (bianco). Non per il colore della pelle, ma per i capelli. Ho scoperto tra l’altro che i nostri capelli  a loro piaciono tanto. Molte ragazze qui mi chiedono di farmeli crescere per poi regalarglieli. Comunque, il primo documento che ho ricevuto, quasi subito, è stata la patente di guida. Pensate, non avevo mai guidato in India e ora mi tocca farlo qui in Guinea, nonostante il traffico pazzo. Ma l'ho fatto ed è bello: si suona quasi sempre il clacson.

Dopo una settimana a Takir, nella casa regionale del Pime, mi sono trasferito in una parrocchia sempre a Bissau. Si chiama Nostra Signora di Fatima. Qui ho ritrovato padre Giovanni De Maria, che avevo conosciuto quando ero seminarista e andavo da lui per l’apostolato. In parrocchia c’era anche padre Raul Bonte Có, con cui ho studiato due anni in seminario a Monza. Trovarsi in un luogo nuovo con persone conosciute aiuta davvero tanto. Sono stato in questa parrocchia per due mesi, fino all’Epifania, e ho studiato il criolo. Il mio professore si chiama Joaquim Pam, appartiene all’etnia Balanta. Vi dico questo perchè qui in Guinea ogni etnia ha la sua importanza. Non mi chiedete adesso quante ce ne siano perché non vi saprei rispondere. Dicono che dal cognome si capisca  l’etnia di appartenenza. Come in India: anche lì si capisce dal cognome da quale Stato uno provenga e molto probabilmente di quale casta sia.

naresh pesce

Il criolo è una lingua bella. Sembra facile ma non lo è. Tanti qui dicono che il criolo assomiglia a un portoghese parlato male, ma non è così. Ha infatti il suo modo di costruire la frase, come le altre lingue Bantu (africane), che è diverso dal portoghese. Direi quindi che ha la sua forma propia. Potrei sbagliare perché non è la mia lingua, ma ho capito così. Comunque adesso riesco a comunicare abbastanza bene, riesco a farmi capire. Di certo non è finita. Devo ancora imparare tanto, forse per tutta la vita. Celebro già la Messa in criolo e faccio brevi prediche. Come in Italia, dopo la celebrazione, anche qui la gente viene e dice: «Padre, come parli bene la nostra lingua!». Come voi mi avete incoraggiato ad andare avanti, anche questo popolo mi trasmette fiducia e mi corregge se faccio qualche sbaglio. Per entrare in relazione con gli altri è molto importante anche quel poco che conosco della lingua. Per questo mi sto impegnando per impararla bene. Comunque state tranquilli, di certo non mi dimenticherò l’italiano. Sapete perché? Perché qui lo parliamo spesso tra noi missionari, e poi ci siete voi che mi chiamate ogni tanto.

A Natale, con i giovani, abbiamo fatto il presepe. È stato bello lavorare con loro. Abbiamo messo insieme le idee e abbiamo realizzato un presepe bello grande... il più grande tutta la Guinea! Il tema era: “Gesù è colui che dà vita a tutti”. Arriva anche nei luoghi più scuri per darci la vita. Lui è il centro della nostra vita. La cosa più bella era vedere la gente che si faceva i selfie col presepe alle spalle. Bello vederli così attratti, mi sono sentito bene. Diciamo che il primo lavoro in guinea con i giovani è stato un grande successo. Magari non hanno capito il significato, ma è piaciuto tanto a tutti. Far passare il messaggio sarà la seconda tappa e ho ancora tempo per riuscirci.

Con la festa dell’Epifania ho finito la mia prima esperienza nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima. Il 9 di gennaio mi sono trasferito in un’altra missione, Sao Domingos. Vi racconterò anche di questa città, ma nelle mie prossime lettere. Intanto vi auguro buon Cammino! Ciao ciao....
Il vostro Naresh

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Tags: Guinea Bissau, Africa

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