Un fanale da bicicletta

di Lara Brachini, Papua Nuova Guinea

«Coraggio, gettati, non avere paura. Ognuno di noi deve attraversare un Giordano». Questa frase mi è stata donata da una mia carissima amica prima di partire. E penso proprio che il mese passato in missione mi sia servito a questo. Non tanto per poter attraversare un Giordano lontano da me (la Papua Nuova Guinea non è dietro l'angolo), quanto un fiume più difficile e più vicino di quanto immaginassi: quello delle paure dentro di me.

Per la prima volta nella mia vita mi sono messa in gioco per davvero, trovando il coraggio di affrontare questo viaggio dentro il mio cuore. Questo mese passato lontano da tutto e da tutti mi ha permesso di ascoltare, nel profondo di me stessa, la voce dei miei desideri. E parlo di desideri perché grazie alla missione sono riuscita a scoprire quelli che per me sono i più intimi.

Ogni vocazione ha la sua storia, ma si tratta per tutti di un cammino in cui le certezze si trovano soltanto a mano a mano che si avanza. Nella nostra vita, all'inizio della nostra ricerca di senso, abbiamo spesso l'impressione di avanzare su una spianata immensa, che si estende a perdita d'occhio. Vi sono tracce, sentieri e indicazioni che vanno in tutte le direzioni. Noi non sappiamo da subito in quale direzione andare, ma sappiamo che l'unico modo per capirlo è cominciare ad avanzare. E poi, passo dopo passo, ci rendiamo conto di essere impegnati in un cammino preciso, e che questo cammino sboccia in una piccola strada ben delimitata, sullla quale stiamo bene… Trovare la nostra vocazione è come trovare il giusto sentiero. Da lì in poi: coraggio, avanziamo!

Questo mese in missione, in poche parole, mi ha aiutata a trovare il percorso da seguire. Mi ha permesso di approfondire chi sono e dove voglio andare. Con questo non voglio dire di essere arrivata... Anzi sono solo all'inizio di questa strada. Tuttavia sento che sto cominciando a camminare nella direzione giusta, e questo è già un grande dono che sono riuscita a ricevere grazie alla missione.

Troppo spesso ci aspettiamo da Dio che sia un faro, una luce verso la quale muoviamo la barca della nostra vita, attraverso le tempeste. E finché non ci sembra di riconoscere ben chiara la luce di quel faro non abbiamo il coraggio di avanzare. Se è vero che Dio offre una luce da seguire non si tratta di un grande faro, ma di un fanale da bicicletta!

Il Signore ci dà la luce per quei quattro o cinque metri che ci stanno davanti, ce li dona a condizione che noi pedaliamo. Se smettiamo di farlo la dinamo smette di produrre energia... e la luce si spegne. Dobbiamo solo avere il coraggio di partire, di percorrere chilometri e chilometri, più dentro noi stessi che nel mondo. Senza avere paura di scoprirci.

 

Tags: gm , Giovani e Missione, Testimonianze, Testimonianza, Papua Nuova Guinea

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