Giorno 13: Panama

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Il nostro risveglio non è stato granché. Il sole non era ancora sorto sul Metro Park che una voce ha spaccato il silenzio urlando dagli altoparlanti “Buenos dias Panamá!”. L’organizzazione ha dovuto svegliarci presto per permettere a tutti di essere pronti per l’inizio della messa col Papa. Noi non eravamo molto contenti, ma all’arrivo di Francesco ci siamo dimenticati di tutto e la spianata è esplosa di energia.

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Il fatto che questa messa, ufficialmente, si chiami “messa di invio” e non “messa finale” non è un caso. Papa Francesco non ci ha salutato dandoci appuntamento alla prossima Gmg (Lisbona 2022, per chi se la fosse persa), con un grazie e arrivederci. Al contrario, ci ha inviato come testimoni nelle nostre case e comunità di tutto il mondo mettendo bene in chiaro una cosa: che noi giovani non siamo il futuro di Dio, siamo l’ora. Abbiamo risposto con lo scroscio di applausi più forte che siamo stati in grado di fare (nonostante il sole fosse davvero inclemente). Se saremo capaci di far agire l’amore di Dio che trasforma, saremo portatori di salvezza in tutto il mondo. Dentro di noi, in ognuno in modo diverso, hanno iniziato a formarsi quei “sì” simili a quello di Maria, lo stesso che abbiamo ripetuto continuamente in questi giorni cantandolo nell’inno ufficiale.

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Alla fine della messa quasi ci spiaceva andar via. Nonostante il caldo, saremmo volentieri rimasti per un Angelus col Papa, o qualcosa del genere. Invece abbiamo dovuto riprendere gli zaini e incamminarci, con tutti gli altri pellegrini, verso le nostre famiglie adottive panamensi. Forse avevamo il cuore che non voleva andar via, forse eravamo solo cotti dal sole (Alice ha le gambe con due gambaletti rossi di scottatura), sta di fatto che ce la siamo presa comoda facendo una pausa ed è andata a finire che siamo rimasti gli ultimi. Abbiamo sfilato per le strade da soli, salutando gli abitanti e i poliziotti che stavano già cominciando a togliere le transenne, per arrivare alle nostre case e passare le ultime ore in compagnia delle famiglie che ci hanno ospitati, condividendo le impressioni lasciate da questa Gmg.

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Che altro dire? Noi qui abbiamo quasi finito... Non ci resta che domattina per fare un salto al canale (non si può venire a Panama e non vedere il canale), una messa veloce e poi ci imbarchiamo per tornare in Italia. Ci gusteremo un’ultima condivisione in aeroporto, seduti per terra in attesa del gate; non tanto per raccontarci come è andata (che sia andata bene lo vediamo dai nostri sorrisi) quanto per dirci come continuerà. Nei prossimi giorni, mesi o anni, in base a quanto lontano ognuno di noi può progettare.

Perché se c’è una cosa che è sicura è che le parole del Papa lasciano un segno; l’incontro con altri popoli lascia un segno; i giorni con gli amici lasciano un segno; l’essere parte dell’allegria esplosiva della Gmg lascia un segno; la missione lascia un segno. Ma questi segni non sono cicatrici che bruciano. Sono più che altro simili a quei simboli che si trovano lungo i sentieri di montagna: non si sa bene chi ce li ha messi e se fosse degno di fiducia, ma di certo indicano una strada. Sta a noi decidere se crederci e seguirla. E poi andare fino in fondo.

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