Testimonianze

Farsi casa per gli altri

«Che bello, ballo! Ballo perché sono in ballo...». È il ritornello di una delle tante canzoni che abbiamo ballato, senza mai stancarci, durante i dieci giorni del Campo di animazione di strada. Prima nelle infinite e sudate prove durante il giorno, poi in piazza per animare le quattro serate che avevamo preparato. E una volta che sei in ballo... il divertimento è assicurato!

Un ballo davvero unico: quello che unisce le persone, quello del donare. Eh sì, chi l’avrebbe mai detto? Scoprire quanto il donare possa essere divertente, soprattutto perché lo si fa in compagnia, insieme. Insieme siamo stati una decina di giorni nella casa del Pime di Trentola-Ducenta (CS), arrivati chi dal paese vicino e chi da un po’ più lontano. Circa quaranta ragazzi e una decina di animatori, tre padri, due sisters, due seminaristi e dei cuochi doc.

Ripensandoci ora, accettare la proposta di questa esperienza è stato davvero fondamentale. Un “campo di animazione ed evangelizzazione di strada”… animazione ed evangelizzazione di strada??? Prima di partire non avevo la minima idea di come sarebbe andata. Qualche parola di un amico che aveva già vissuto l’esperienza, la domanda se vi avrei partecipato, ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco; per me stessa, per provare ad aprire il mio carattere un po’ riservato tramite l’animazione, fino ad allora sperimentata nell’ambito “ristretto” dell’oratorio estivo. È bastato poco, in fondo; e poi alla partenza mi sono resa conto che non ero affatto l’unica ad avere degli interrogativi in testa. Comunque ormai non contava, ormai ognuno aveva detto il suo sì e... una volta che sei in ballo non ti puoi più fermare.

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«Tenere il tempo, questo è il vero significato del ballare insieme». C’è voluto davvero poco per iniziare a ballare insieme, sullo stesso, unico ritmo al quale ognuno ha potuto intrecciare il proprio. Così ci siamo preparati: balletti e acrobazie fino allo sfinimento da una parte e, dall’altra, le riflessioni, guidate da alcune figure bibliche (Abramo, Giuseppe, Rut…) o da testimonianze (Charles de Foucauld, Jean Vanier, alcuni collaboratori di un centro d’accoglienza per migranti, ragazzi che tra l’altro sono venuti a trovarci e a condividere la loro esperienza con noi). Le figure proposte erano tutti esempi di chi nella storia - più o meno passata - si è fatto casa per qualcuno.

Be home era infatti il tema del campo, tema verso il quale abbiamo orientato i nostri pensieri e le condivisioni, fino a realizzare i due mimi da rappresentare ne gli spettacoli in piazza. E ci abbiamo messo tutta la nostra grinta! Così le piazze di Scampia, di Sorrento e di Cellole, oltre al parcheggio di un centro commerciale, sono diventati per una manciata di ore la nostra casa, dove abbiamo noi provato a farci casa per chiunque avesse voluto partecipare allo show. La casa che abbiamo portato nelle strade era una casa di balli, mimi, sketch divertenti, ma anche una casa di relazioni e di preghiera. In contemporanea all’euforia e al divertimento dello spettacolo, che coinvolgeva soprattutto ragazzi e bambini, abbiamo provato a condividere anche silenzio e preghiera, invitando a partecipare alla semplice adorazione eucaristica che avevamo preparato. Accompagnata da salmi e da canti, in apparente contrasto con lo spettacolo, in realtà questa proposta era al centro di tutto: chi può testimoniare l’accoglienza se non chi per primo si è sentito accolto? Questo è stato il succo dell’esperienza.

Tornata a casa, porto con me gratitudine per chi ha creduto in quello che abbiamo fatto; il divertimento e la gioia condivisi, che vanno di pari passo con i momenti di serietà, fondamentali per la piena realizzazione del Campo; infine, senza dubbio, nuove amicizie, ognuna a suo modo un mattoncino della casetta… Non c’è casa senza relazioni, non ci sono relazioni senza amore!

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Sara

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Tags: italia, animazione, Campo di Animazione di Strada, Estate2017

Racconti di Missione

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